Oggetti di scena: 50 euro.
Cena post-spettacolo con la compagnia: 20 euro.
Spesa per i costumi: 30 euro.
Affitto della sala prove: 40 euro.
Ricevere i complimenti ammirati e sinceri (nonché far sborsare i soldi per il biglietto) a ben due tuoi ex che ti avevano detto "o me o il teatro": non ha prezzo.
E vederli entrambi con le loro nuove fidanzate (coi visi tristi e grigi) aggiunge quell' euforia che ti fa dire: per una volta ho fatto proprio la scelta giusta.
Perché Lamicragna ha imparato che non bisogna sacrificare la propria indole,
ma che bisogna invece trovare qualcuno che l'assecondi e la apprezzi sul serio.
Sarà che è stato merito del mio mononeurone, questa pensata geniale.
Più probabilmente, invece, è stata fortuna.
Debuttare con uno spettacolo teatrale è un po' come fare sesso per la prima volta col tuo nuovo uomo:
capisci subito se le repliche saranno un flop.
Ché io non ci credo più al vecchio detto "col tempo migliora".
Cazzo, mica è vino.
Se il feeling tra te e il tuo partner è come la temperatura di Aosta delle previsioni del tempo (sempre non pervenuta), non c'è nulla da fare.
La conoscenza dei gusti dell'altro, delle cose che ci piacciono o meno, il tempo del "miglioramento", secondo me sono solo una grossa bufala mediatica (come direbbe il buon Walter) messa in giro dai proprietari dei sexy shop. O dai bevitori incalliti, per giustificare il fatto che non si ricordano nemmeno come siano arrivati al proprio letto (figuriamoci se si ricordano come si fa altro).
E poi: non si può migliorare qualcosa di brutto.
"Amore, ti è piaciuto?" "Oh, beh...direi meno orribile di ieri..." Cos'è, un dialogo inedito dal Rocky Horror? No.
Lamicragna è fermamente convinta che la prima volta in cui si fa sesso con un nuovo partner sia indicativa. Così come i primi dieci minuti di spettacolo durante il debutto.
Con una sola differenza. Sostanziale.
Se dopo i primi dieci minuti di commedia il pubblico ride, state andando alla grande.
Se dopo dieci minuti che fate sesso ride lei (o lui, che è una situazione altrettanto probabile), forse è il caso di battere in ritirata e ripiegare, chessò, su Scarabeo.
Spero proprio che questo mio ragionamento, così ben esposto e veritiero, non decida di autoapplicarsi (per darmi ragione) da domani.
Ché verrà a vedermi recitare un mio ex, uno di quelli che predicavano il verbo del miglioramento sessuale.
La cosa che mi fa ben sperare è che porterà la sua nuova donna.
Confido molto nel fatto che, almeno per loro, sia stata buona la prima.
E pensare che Lamicragna ne aveva uno.
Proprio quello che tutte le donne sognano: il principe delle favole.
Un uomo senza le vere palle (di nobiltà) -d'accordo- ma che le ami e le rispetti, che sia pronto a gettarsi nel fuoco (che non sia solo quello di un barbecue estivo) per loro.
Il principe di Lamicragna non aveva capelli biondi e occhi azzurri, ma si avvicinava paurosamente all'ideale fiabesco per il colore dei suoi vestiti: azzurro-avio. Era un ufficiale infatti, un pilota. Trattava Lamicragna come fosse una bambola di porcellana, costantemente attento che non si sporcasse il vestitino (sempre) nuovo e che non si affaticasse troppo.
Nemmeno in cucina (ma questo credo fosse dovuto esclusivamente al suo istinto di sopravvivenza).
Qualsiasi desiderio Lamicragna avesse, veniva esaudito nel giro di una manciata di secondi.
Sia che desiderasse un abito nuovo, o una Treccani (si far per dire, non sia mai la cultura mi sfiori).
Un uomo con idee e valori ben saldi. Famiglia, figli, casa e lavoro.
Uno che, se lo incontri a trent'anni o più, va pure bene (considerati questi famosi orologi biologici che sembra consumino un sacco di batteria e si scarichino facilmente).
Ma uno che, se lo incontri nemmeno ventenne, ti va sulle balle dopo due nanosecondi.
A pensarci bene, anche adesso Lamicragna non potrebbe soffrirlo.
Quando lo lasciai venni insultata malamente da molte mie amiche, incredule per ciò che avevo fatto.
Lasciare quell'uomo pieno di qualità e risorse sembrava loro un autentico spreco. Un po' come quando la mamma ti dice di mangiare, perché nel terzo mondo muoiono di fame. Ma Lamicragna vive già in un terzo mondo, il suo personale.
E ad avere lo stomaco mezzo vuoto ci è abituata.
Consapevole del fatto di poter però far del bene a qualcun' altra, iniziò a presentare a tutte le sue amiche intorno ai trent'anni il suo ex. (Anche nella speranza che lui si rifacesse una vita, e la smettesse di chiamare. Ecchecazzo.) Non so adesso cosa faccia, dove sia e se poi la sua principessa l'abbia trovata.
Di certo c'è che Lamicragna ha imparato la lezione. Che, probabilmente, non ha bisogno di alcun principe azzurro (o avio che sia).
Non è un fattore genetico, ma (come raramente accade) un fatto culturale.
E' tutta colpa SUA.
Come lei, anche Lamicragna è convinta di avere due cuori, uno maschile e uno femminile.
Quindi cerca un uomo che ne sia privo, in modo da potergliene affibbiare uno (ché il peso non è poco).
Sperando di non confondermi e di dargli quello giusto (ché dopo aver visto il cartone animato, è già tanto che io sia riuscita a mantenere i miei gusti sessuali ben chiari).
Il mio principe azzurro sono io, dunque. E posso mostrarlo.
Partendo dall'abito.
(Si avvisano i gentili lettori del blog che qualsiasi battuta alludente alla somiglianza tra Lamicragna e Lafataturchina verrà punita con un malocchio gentilmente offerto dalla strega di Hansel e Gretel)
Lamicragna non è mai andata troppo per il sottile, in fatto di approcci con l'altro sesso.
Non ha mai capito tutti quegli imbarazzi di cui erano preda molte delle sue amiche, le finte passeggiate per incrociare casualmente il ragazzo dei loro sogni. O la tattica di sedersi dando le spalle al tipo in questione per poi uccidere la vita dell'amica accompagnatrice, costretta a riferire ogni singolo movimento o sperata occhiata del malcapitato (di posto) uomo.
No. Lamicragna è piuttosto diretta.
E forse, dicendo "diretta", mi sono fatta un complimento.
Nonostante si dica che gli uomini siano spaventati da questo atteggiamento, le amiche di Lamicragna hanno sempre fatto la fila per conoscere i suoi segreti, convinte come sono che lei sia il corrispettivo femminile di Casanova.
A contribuire alla diffusione e all'ingigantimento di tale leggenda metropolitana concorrono vari fattori, ma senza dubbio il più importante è la quantità di aneddoti che Lamicragna stessa racconta. Contribuendo ad autoalimentare il suo personale inganno con se stessa e col mondo.
Perché Lamicragna sarà pure una conquistatrice, ma bisogna sempre considerare la tipologia e il target di conquista.
Quell'apparentemente variegato nugolo di uomini con i quali Lamicragna ha intrattenuto relazioni, rapporti e similstorie ha in realtà un denominatore comune: l'instabilità mentale.
Come nella migliore tradizione del mentitore mitopoieutico, però, Lamicragna omette sempre questo tipo di informazione. Perché Casanova avrà pure avuto centinaia di donne, ma non sarà andato di certo a raccontare in giro che la metà le aveva concupite in un ospedale psichiatrico, nel quale faceva il tirocinante.
(Probabilmente il neurone di Lamicragna preposto alla formulazione di idee sta confondendo il film con una puntata di Scrubs. O forse si tratta di Doctor House. Ma il secondo (ed ultimo) neurone, quello addetto al controllo delle esternazioni appena formulate a livello di pensiero, è impegnato ad ubriacarsi per la mancata qualificazione degli azzurri agli europei. Sicché si sarà costretti a sorvolare. O a smettere di leggere.)
Dunque non si starà qui a sottolineare la componente di disturbo mentale dei soggetti "conquistati", semplicemente si procederà a raccontare alcune tattiche di abbordaggio sperimentate da Lamicragna.
All’università:
Fin troppo facile, ci sono mille modi per abbordare il tipo che ti piace. Ma il consiglio, se si frequenta una facoltà artistica (come quella della sottoscritta), è quello di sincerarsi precedentemente dei gusti sessuali del tipo in questione. (Molto) probabile che non collimino con i propri. Dopo questa prima opera di scrematura, che restringe irrimediabilmente il campo, si passa all’attacco. Lamicragna consiglia di mettersi a studiare al banco proprio davanti a quello del tipo, girarsi improvvisamente e, senza dire una parola, scrivere il proprio numero di cellulare in una pagina del di lui libro.
Lui crederà di essere catapultato di punto in bianco nel film “Basic Instint”, e sarà vostro nel giro di una mezz’ora.
Per poi mollarvi per una lezione di storia dell'arte, a metà dell'opera.
Ad una festa:
Lamicragna generalmente va diretta a parlare col tipo che le interessa e, se non è un decerebrato che non distingue un mulo da una pentola a pressione (nel qual caso, per aiutare, ella fornisce disegni esplicativi), gli si siede sulle ginocchia e lo bacia.
Sperando che lo faccia lui. Voglio dire, una ti si accomoda in braccio senza nemmeno conoscerti…l’intento pare abbastanza chiaro.
Oppure lui ha bisogno di ancora altri tipi di disegno.
In un locale:
L’abitudine cafona (che ovviamente anche Lamicragna possiede) di tenere il cellulare in bellavista in qualsiasi luogo si stia passando la serata, può essere sfruttata per raggiungere lo scopo prefissato. Basterà avvicinarsi, prendere il cellulare dell’uomo e digitare il proprio numero telefonico. Se poi ci piace particolarmente, ci faremo uno squillo da sole, dal suo cellulare.
Di vitale importanza non dimenticare di memorizzare anche il proprio nome. Ma ancor più importante è procedere a questa operazione da sobri.
Ché un paio di volte Lamicragna era così ubriaca da aver lasciato il numero di qualche sua amica.
Che ora la invita alle nozze, perché ha trovato l'ultimo principe azzurro sul mercato.
(tutto ciò che leggerete sono fatti realmente accaduti)
scena 4
noto centro sociale romano, interno sera
sono radunati, davanti al caminetto acceso,
TL (TheLast, l'ultimo ex di Lamicragna),
Lamicragna stessa e due individui non meglio identificati (due estranei, in sintesi, che per comodità chiameremo i DE) di sesso maschile, di età compresa approssimativamente tra i 19 e i 22 anni.
TL (tentando l'approccio coi due estranei): bella serata, no? peccato sia un po' freddino.
DE (tentando spudoratamente di evitare l'approccio): ehm...si...cof cof...
(Lamicragna tenta intanto l'approccio col suo fidanzato, che invece insiste per discorrere solamente con i due estranei)
TL(ripartendo di slancio): venite spesso qui?
DE(tentando di arginarlo): ehm...no...cof cof...
Intanto una ragazza (R) si ferma nel gruppetto formatosi davanti al camino.
R(con fare gentile e vagamente paraculo): ragazzi scusate, avreste per caso una sigaretta da offrirmi?
TL(coi modi di un principe): no. eccheccazzo, compratele.
R se ne va interdetta, Lamicragna e i DE si vergognano per TL.
TL (cogliendo l'occasione al volo e rivolgendo uno sguardo d'intesa(?) tutta maschile verso i DE):
beh, gliel'avrei data. Se ci avesse fatto un pompino a tutti.
I DE sgranano gli occhi increduli. Si guardano. Decidono all'istante che fuori non fa più poi tanto freddo.
E fuggono.
Lamicragna si chiede se il suo fidanzato abbia notato, per caso, che lì c'è anche la sua ragazza.
Constatando subitamente (e senza nemmeno formulare a lui la domanda) che la risposta è no, si volge verso il caminetto per esperire sulla propria pelle quanto ci metta un corpo umano a diventare brace.
Si sa mai, finisse la carbonella al falò di ferragosto.
Lamicragna, per essere chiari, non è la tifosetta della domenica.
(sono consapevole che questa metafora non sia azzeccata per il calcio, ma confido nella clemenza del lettore)
No. Lamicragna è una tifosa DOC.
Tipo che è stata abbonata in curva per anni e che si è messa a frignare come una ragazzina quando Del Vecchio, ormai nelle file dell'Ascoli, segnò proprio contro di noi in campionato e poi venne a salutarci sotto la curva. Piangeva anche lui, comunque.
Lamicragna è romantica e nostalgica anche quando si tratta di pallone (forse solo quando si tratta di quello, anzi), che ci possiamo fare?
Come è facile immaginare, per la legge del contrappasso (ribattezzata anche "legge della contromicragna"), molti suoi ex provavano per il calcio un interesse più o meno uguale a quello che prova un bradipo per la gara dei 100 metri piani. Zero assoluto.
Sfiga volle che l'anno dello scudetto (2000/01) il mio fidanzato di allora stesse preparando l'esame di maturità. Ed io gli avevo promesso di aiutarlo.
Quel pomeriggio sarei dovuta andare a battere al pc la sua tesina, e magari fargli ripassare inglese, ché non era proprio un baronetto. Si evinceva dalla pronuncia.
Ma la vita ti mette davanti a molte scelte, a volte infami. Come decidere se andare a casa di amici per l'ultima giornata decisiva per il campionato o passare un afoso pomeriggio estivo a impiastricciare di sudore i tasti del computer e i libri di letteratura inglese. Che nemmeno sono tuoi.
Scegliere tra la Roma e l'Amore, insomma.
Credo di aver battuto ogni record quella volta lì. Non ci pensai nemmeno un nanosecondo.
Il tempo di alzare il telefono e dire "amore, sai...ci sarebbe la partita decisiva..cioè, come dire..io vado, scusa" e Lamicragna stava già premendo il campanello di casa dei suoi amici, con tanto di giullaresco cappello giallorosso e guancie grondanti colori sgargianti (perdonate l' insano gusto per l'allitterazione).
Lamicragna non è poi così malvagia, però. Promise di andare ad aiutarlo dopo la partita.
Ma accadde ciò che è a tutti noto: la nostra vittoria.
Non andare a festeggiare sarebbe stato imperdonabile (va bene che poi siamo andati avanti coi festeggiamenti tutta l'estate, ché sembrava una continua sagra della porchetta. Ma siam dei poveracci che si accontentano di poco, si sa.) Quindi tutto il gruppo salì in macchina e si diresse verso lo stadio Olimpico.
Provai a chiamare il mio ex, ma venni distratta a cantare l'inno della ma"gg"ica da un ragazzo appollaiato a mo' di gufo sul finestrino di una macchina accostata vicino la mia. Realizzai così che eravamo immobilizzati nel traffico. Ma felici.
Finalmente arrivammo allo stadio. C'era gente che, uscendo, si portava via le panchine, i pali, le reti.
Chi stava avendo un soddisfacente rapporto sessuale col pratino perfettamente rasato dell'Olimpico.
Lamicragna, dal canto suo, era fra quelle migliaia di persone improvvisatesi giardinieri.
Tutti a scavare per accaparrarsi un pezzetto di prato. La mia amica ed io, non contente, rubammo anche il cartellone pubblicitario del Corriere dello Sport. Mai dome, direi.
Alla fine, ma proprio alla fine, cioè sei o sette ore dopo, rincasai.
Trovai a casa mia il mio ex, che non aveva gradito molto il cambiamento di programma (e soprattutto il fatto di non essere stato avvisato), dato che contava su di me per riuscire a sostenere un esame decente.
(Si, il fatto di fare affidamento su una bionda denotava già allora gravi limiti cerebrali.)
Era lì, seduto in poltrona con lo sguardo tra l'interrogativo e l'iracondo. Perché si chiedeva come la sua fidanzata avesse potuto preferire una partita di calcio lasciando il suo uomo in difficoltà, e farlo consapevolmente. Stava assieme a mia madre, che aveva lo stesso identico sguardo, perché si domandava come avesse fatto a concepire una figlia tanto sciocca da riportare a casa dieci metri di cartellone pubblicitario.
E soprattutto perché non sapeva dove cazzo metterlo.
Tentai di spiegare allora il perchè della mia passione per il calcio. Delle sensazioni, della gioia di essere in quello stadio. Ma fu tutto inutile.
Perché chi non ama il calcio non può capire.
E credo di non aver capito bene nemmeno io, non ricordo molto di ciò che avvenne dopo.
Ricordo solo di aver utilizzato quel cartellone come letto per tutto il mese successivo. Fuori, sul balcone. A concupire il ma"gg"ico pratino dell'Olimpico, ché di fidanzati neanche l'ombra.
Lamicragna è stata sempre attratta dalle persone che le potevano insegnare qualcosa.
Perché quando qualcuno sa molto, Lamicragna si ferma istintivamente ad ascoltare
(sarà che non so un beneamato tronco di cono). Quelli che le sembrano esperti in qualcosa sono per lei più attraenti di una torta con meringhe da strafogare appena passata l'estate, quando la famigerata prova costume è ormai uno spettro lontano. Ma è cosa nota e comune: si è sempre attratti dai propri maestri.
Lamicragna iniziò presto, in quarta elementare. Ricordo uno splendido supplente di italiano, credo appena venticinquenne. Era perfetto. Bello, colto (soprattutto paragonato alla mia rispettabilissima cultura elementare), sportivo. Tentai l'approccio diretto con l'innocenza (?) dei miei undici anni. E alla domanda "maestro vuoi sposarmi?", lui si fece una risata. 'Cazzo ridi, dicevo sul serio. Adesso ti ritroveresti nel letto una con quindici anni di meno. Battendo nettamente sul tempo Demi Moore, dopo aver scontato la pena in carcere per pedofilia.
Poi Lamicragna s'invaghì dell'istruttore di scuola guida. (L'ampio arco di tempo trascorso fra la prima e la seconda cotta "magistrale" è dovuto al trauma provocatole dal primo gran rifiuto.)
Il tipo non era bellissimo, anzi, nemmeno un tipo, ma a lei cosa importava? Lui sapeva guidare. Non curandosi del fatto che in Italia a saper guidare sono svariati milioni di uomini, Lamicragna andò avanti per la sua strada (statale) ed attuò una tattica diversa dalla precedente. Mandò avanti una sua amica a chiedere informazioni.
"Se non fossi fidanzato...", questa fu la scusa. Ma stavolta Lamicragna non aveva avanzato proposte di matrimonio, si sarebbe accontentata volentieri di una festicciola di compleanno. Vabbè. Il maestro di ballo è, invece, must. E siccome Lamicragna si vanta spesso di sapersi distinguere dal gregge, anche lei se n'è trovata uno. Belli e marpioni, questo si dice dei maestri di ballo. Ecco, quello di Lamicragna era l'unico al mondo a possedere solo la prima caratteristica. Per il resto, credo seguisse alla lettera il codice deontologico di un monaco eremita. In odore di santità.
Ma la fortuna non è sempre avversa e così anche Lamicragna può vantare un maestro di qualcosa nel suo palmarès di uomini, l'istruttore di informatica.
Non d'effetto come il maestro di ballo, ma questo passava il convento.
Comunque l'immagine che si ha comunemente in testa dell'informatico (occhiali spessi come fondi di barrique, capelli tagliati in maniera improponibile, maglia con pinguini che hanno espressioni particolarmente poco intelligenti) a volte inganna. Il mio istruttore era davvero un figo. E un marpione. Avrebbe potuto tranquillamente fare il maestro di ballo. Con la bieca scusa di aiutarlo con delle stampanti, mi chiese di scendere al piano di sotto della scuola. Dove, casualmente, non c'era nemmeno uno straccio di lezione. A dirla tutta non c'era neanche traccia di computer. (Lamicragna si rende conto solo adesso che forse non era il piano inferiore della scuola, quello. Sgrana gli occhi e istintivamente getta la tastiera lontano. La recupererà dopo qualche decina di minuti per completare il post.)
Andò avanti per qualche mese. Alla fine tutti pensarono che fossi l'addetta della epson.
Il rapporto morboso di quest'ultimo (mio) uomo con la tecnologia è quello che mi ha segnata di più.
Perché adesso che sto dall'altra parte, quando un mio studente mi chiede di stampargli qualche versione per esercitarsi col greco, io mi licenzio in tronco.
Come un fulmine a ciel sereno.
Così ti folgora la consapevolezza. E tu resti lì, tutto fumante (principalmente per l'incazzatura).
Proprio quello che è successo poche ore fa a Lamicragna.
Mentre si dedicava alle sue attività intellettuali preferite (limarsi le unghie, laccarsi le unghie), ha capito il perché dei suoi problemi con l'amore.
Come direbbe l'intera comunità di medici psichiatri e psicoterapeuti, le cause prime dei disturbi (comporta)mentali sono da ricercarsi nell'ambiente familiare.
Infatti è tutta colpa sua.
E' tutta colpa di madre. E del suo abbigliamento. Da quando mi ricordo, e per tutti gli anni '80, l'ho vista sempre indossare queste magliette.
Da allora Lamicragna ha sempre avuto un'idea distorta dell'amore, combattuta tra la cruda realtà e le supposte verità (delle magliette) di una madre.
E poi ci si lamenta se son venuta su così paranoica.
Tipo che credo di somigliare maledettamente alla pupazza del disegno.
Non mi aveva mai voluta coinvolgere nelle sue uscite del fine settimana, il mio ex.
Mai una volta che mi chiedesse di raggiungerlo dove si trovava. Durante il weekend spariva in un buco nero, che probabilmente si portava da casa ripiegato in tasca, come Willy il coyote.
Da brava donna gelosa anche dell'aria, sospettavo che tutto ciò fosse imputabile alla voglia di mettere costantemente alla prova il suo spirito di maschio cacciatore. Povera Lamicragna illusa. Fosse stato quello il motivo, almeno avrebbe avuto esperienza in fatto di donne. Invece no, era un incapace cronico nel trattare col genere femminile.
Non mi coinvolgeva mai, dicevo.
Ed il perché mi apparve chiaro e cristallino la prima volta che (bontà sua) decise di portarmi ad una delle sue "serate", dopo il terzo mese (che, detta così, fa molto donna incinta. Al solo pensiero mi sento male e svengo. Gli eventuali errori di battitura saranno imputabili alla mia impossibilità di rileggermi).
Oltre il fatto che mi parve e mi pare ancora oggi azzardato chiamare "serata" qualcosa che inizia a mezzanotte e non finisce prima delle otto del mattino successivo, ma a parte. Egli pensò bene, tanto per farmi fare le ossa, di portarmi all'evento degli eventi, ossia ad un festival di musica elettronica di rilevanza europea che sarebbe durato due giorni.
Lamicragna, ignara di come si svolgessero quei tipi di serate e consapevole solo del fatto che quella musica era per lei più ostica da digerire di una puntata di "porta a porta", decise comunque di seguire il suo (allora) fidanzato. Oggi, con un comunicato stampa ufficiale, Lamicragna può candidamente ammettere che quel bell'omino di Vespa, rispetto ad un concerto del genere, ha il suo perché.
Dopo essere stati raggiunti all'ingresso del locale dal suo amico Giorgio, immancabile in questi eventi, come immancabile era sempre e dovunque ci fosse il mio ex (tanto che, nella notte, per aver tirato un calcio involontario, non sapevo se scusarmi con lui o con Giorgio), entrammo.
Da quel momento in poi, la mia memoria è randomica
Il mio ex che beve e assume non so più bene cosa, solo dopo essere passato allo stand del pills test però, dove ti dicono se ciò che stai assumendo è puro o meno (sembravano tanti piccoli chimici ed io, che in chimica avevo quattro fisso, va da sé che non ci capivo un beneamato tronco d'albero).
La musica non la sentivo neanche più, troppo impegnata ad evitare che il mio ex prendesse due schiaffi da qualche rissoso fidanzato di ragazzetteabbestia che andava importunando.
Poi all'improvviso mi parve di riconoscere tra la folla informe un viso amico.
Si, era proprio lui, un ragazzo che frequentava la parrocchia parecchi anni prima (che io frequentavo solo perché aveva uno splendido teatro. La parrocchia, non il ragazzo.)
Mi riconosce (non so come, dato il livello di fattanza) e mi dice "Sei la prima della parrocchia che incontro in un posto del genere, sai?"
Ma non mi dire. Eppure mi sembrava di essere in ritiro spirituale da Padre Pio.
Lo saluto e mi investe di informazioni sulla sua nuova vita. Apprendo che ha finalmente lasciato la casa dei genitori e che vive da solo.
Col suo pitone albino. A questa affermazione credo sia giunto il momento di salutare, anche perché vedo il mio fidanzato spiaggiato su una sedia che sbava e rantola.
Mi avvicino a Giorgio, che intanto sta cercando di aiutarlo. Ma è impresa ardua, visto che sta peggio di lui. Lo guardo negli occhi e vedo che ha qualcosa di strano. Si allontana improvvisamente e dice al mio ragazzo "Scusa, sto fuori, stavo per baciare la tua ragazza".
E' ufficiale, hanno le allucinazioni.
Forse i suoi neurotrasmettitori hanno mandato al cervello un'informazione sbagliata.
Perché io non mi sono accorta di nulla. Va bene essere bionde svampite, ma credo di saper ancora riconoscere uno che sta tentando quel tipo di approccio.
Lamicragna non fa in tempo ad aprire bocca, che vede i due profondersi in ampi abbracci amichevoli.
"Giorgio, non ti preoccupare!
Anzi,se vuoi..."
Lamicragna li guarda incredula. Poi si allontana, senza che i due se ne accorgano.
Ancora sconvolta si dirige verso lo stand del pills test e afferra a mano piena il maggior numero di quelle che a lei sembrano caramelle colorate. Le ingurgita senz'acqua. Poi chiama sua madre, per comunicarle di non aspettarla più a casa.
L'indomani Lamicragna sarebbe andata a coronare il suo sogno d'amore. Con un pitone albino.
Avere un fidanzato alcolista è un bel problema.
Soprattutto se, come Lamicragna, una non se ne accorge.
C'è da dire, a sua discolpa, che gli indizi in tal senso erano davvero minimi.
Un'intera bottiglia di caffè borghetti (liquore al caffè, trentuno gradi) che finisce (per gola di lui solo) nell'arco di tre ore, una boccia di rum al cioccolato fondente (riportata con tanto amore da una Perugia tutta zucchero e cacao per Eurochocolate) ingurgitata fino all'ultima goccia durante un dopocena con gli amici (con gli amici rimasti però a secco), aperitivi in cui come minimo si bevevano quattro bottiglie di vino in quattro persone (molto spesso con due astemi al tavolo...), nonché il litrozzo di birra che campeggiava fiero di se stesso nel frigorifero, al posto dello spodestato e misero latte.
Ma come poteva Lamicragna sapere?
Il lieve sospetto le venne dopo un paio di mesi di frequentazione. Quando tutte le sere (mi correggo mattine) ella era costretta a riportarlo a casa a braccia, lavargli la faccia con acqua gelida e metterlo a letto.
O quando doveva sorbirsi le scenate di gelosia e gli insulti (a volte) ingiustificati, dovuti (a volte) all'alcol.
Per fortuna ci sono gli amici.
"Ma come mai si riduce sempre così? Sarà colpa tua che non lo fai stare bene!" E a queste parole il corpo di Lamicragna veniva percorso da istinti omicidi verso Dario Baldan Bembo.
(nel caso fosse morto e non mi avessero avvisata, lo resusciterò per poi ucciderlo di nuovo)
Ma la vera tragedia non è tanto avere un fidanzato alcoldipendente, quanto averne uno alcoldipendente con tendenze da sommelier. Perché il mio ex era anche un intenditore.
Quindi, prima di inciuccarsi come una spugna di mare e non riconoscere più le fattezze della sua fidanzata (e di conseguenza provare a limonare anche con il bancone del bar), bisognava sorbirsi la fase didattica su vini e liquori.
Se Lamicragna azzardava a rabboccare un bicchiere di vino non completamente vuoto si consumava la tragedia. Perché, per chi non lo sapesse, ogni bicchiere di vino ha un'anima e una dignità propria. Mischiarlo con se stesso è un affronto imperdonabile.
Lamicragna veniva anche sottoposta ad esami settimanali sul corretto abbinamento del vino col cibo.
Veniva costretta ad ordinare ed immancabilmente punita. Perché Lamicragna può spiegarvi dettagliatamente il metodo Stanislavskij, ma del retrogusto di fantabosco fruttato proprio non se ne accorge. Ma il rimprovero più frequente che mi veniva rivolto da lui era di non abbassare mai la gradazione alcolica, altrimenti mi sarei ubriacata. Chi conosce Lamicragna sa che l'alcol le piace molto.
Chi conosce Lamicragna sa che ha passato un brutto periodo, in cui si trovava la mattina sul divano sommersa dalle bottiglie vuote. Ma soprattutto chi conosce Lamicragna sa che, se c'è una cosa che odia (oltre l'uscire con ragazzi più bassi di lei), è chi dice che lei si ubriaca. Io non mi ubriaco più. Ne sono uscita. Avrebbe dovuto saperlo, il mio ex.
Sin dalla nostra prima uscita era stato chiaro il mio rapporto attuale con l'alcol.
"Che bello! Sei più alto di me!
Ero terrorizzata, prima di vederci, perché alla festa in cui ci siamo conosciuti avevo bevuto così tanto chenon ricordavo quanto fossi alto."