A Lamicragna non è mai piaciuta la fantascienza.
Non per "partito preso", ma perché padre l'ha portata al cinema a vedere film di fantascienza ogni settimana. Per anni.
Praticamente un'overdose di alieni verdi e navicelle spaziali.
Di notte avevo addirittura gli incubi. Ricorrenti. C-3PO e R2-D2 erano i miei genitori e mi preparavano la colazione senza bisogno degli apparecchi che frullano. Usavano le loro mani.
Praticamente sognavo genitori a forma di minipimer braun .
Va da sé il mio rifiuto per tale genere di film, da quando ho potuto prendere decisioni da sola su come spendere gli stramaledetti sette euro per il cinema.
Invece si dovrebbe dare ascolto ai genitori, loro sì che hanno esperienza di vita. E tentano di trasmettertela anche attraverso il cinema.
Durante questo weekend ho compreso davvero che il mondo in cui viviamo è fantascientifico. Ma, avendo snobbato mio padre, non ho i mezzi per affrontarlo degnamente.
Vado ad illustrare le prove di tale affermazione.
Prova del mondo fantascientifico n°1: L' (ex) amante amletico (nel senso di dubbioso e fantasma)
Trovarsi fuori dal teatro, dopo uno spettacolo, il tipo di cui sei stata l'amante per un anno (senza alcun preavviso) è traumatizzante.
Soprattutto se hai passato l'ultimo anno a chiederti cosa diavolo ci hai trovato in uno emotivamente instabile, completamente depresso e (adesso te ne accorgi) che ti fa orrore fisicamente.
Qualcuno mi ha detto che il rifiuto per una persona, con cui hai avuto dei rapporti, è causato spesso dalla troppa confidenza e dall'eccessiva frequentazione. Certo. Vallo a chiedere ad Angelina Jolie, se le fa schifo suo marito.
Prova del mondo fantascientifico n°2: L'ex che si ripropone (esattamente come la peperonata di ieri sera)
Incredibile pensare che un tipo che ti ha lasciata si ripresenti alla tua porta, mesto e mogio.
Ancora più incredibile se, a farmi la scenata di gelosia/dichiarazione d'amore tardiva, è The Last (TL).
Quello che, in un anno assieme, non è riuscito a sferrare più di mezza sillaba dolce al mese.
Quello che, invece di "ti amo" mi ha detto "siamo una buona squadra".
Durante il suo compleanno, e dopo abbondanti litrate di alcol, non solo mi ha implorato di passare la notte con lui, sbiascicato che gli manco ogni giorno e di non andarmene. Ma mi ha addirittura detto che mi ama.
Se avessi saputo che bastava farlo bere per ricevere delle parole dolci, gli avrei pagato da bere ogni sera.
Prova del mondo fantascientifico n°3: L'ex dalla Vita Nova (e Felice. E che non perde occasione per rimarcare differenze con la tua, di vita)
Ebbene si. Il mio ex convivente sta per diventare padre.
E non intendo dire che ha preso i voti o che alloggia in un seminario.
Mi ha anche detto "diventerai zia". Non lo so, non mi convince molto questa cosa...
Perché una zia deve badare al proprio nipote, ma credo che la voce metallica dei miei genitori C-3PO e R2-D2 spaventerebbe il bebè.
La cosa più triste è che l'unica persona con cui avrei voluto essere questo weekend è lontana.
No, scusate. La cosa più triste è stata vedere Ugly Betty leccar via il gelato dalla pancia pelosa del suo uomo circa un'ora fa, su Italia1.
Una metodo infallibile per mantenere a livelli accettabili il romanticismo in una coppia è far tappa a Venezia. Chi non ha desiderato, almeno una volta nella vita, di essere lì col suo Amore, mano nella mano a passeggiare per i canali, o in gondola (previa asportazione e vendita al mercato nero di un rene per potersi permettere tale lusso). Pensi a Venezia e non solo ti immagini innamorato e felice con la tua metà sul Ponte dei Sospiri, ma con gli occhi sognanti vagheggi di raccontare ai tuoinipotini, distratti dalla playstation 15, di quando nonno e nonna sono andatia Venezia per il viaggio di nozze, di quando poi ci sono tornati per il primo anniversario e in seguito per le nozze d’argento.
Anch’io sono stata a Venezia con un mio ex.
Ed evidentemente la combo matrimonio+nipotini ha subito una qualche interferenza, dato che appunto si parla di un ex.
Non sempre le cose si rovinano col tempo, non tutto diviene preda di muffa emotiva.
A volte è proprio il prodotto iniziale, appeno uscito dalla fabbrica, ad essere fallato. E te ne accorgi immediatamente, dall’immagine sulla scatola, che (di tanto in tanto) non ha il solo scopo di illustrare meglio il prodotto.
Eravamo agli inizi della nostra relazione, quando andammo a Venezia. Di ritorno dal matrimonio di una mia parente, che coincideva con l’ingresso del mio ex nella famiglia, la presentazione ufficiale.Direi che tutto iniziava sotto auspici più che imbarazzanti. Peccato che Lamicragna ignorasse (ed ignori tuttora) il significato del termine “auspicio”.
Quindi, di ritorno dal matrimonio più vergognoso del mondo, in cui i miei parenti diedero il peggio di loro, tanto per far abituare il mio (allora) ragazzo al livello di finezza a cui avrebbe dovuto adattarsi qualora avesse voluto far parte della famiglia (il livello di un toporagno, più o meno), giungemmo a Venezia.
E lì, dopo aver girato ore mano nella mano ad apprezzare sentitamente le sculture in vetro di Murano (che personalmente ritengo degli oggetti di imbarazzante bruttezza, secondi solo alle sopracciglia di Moira Orfei, credo), arrivammo in piazza San Marco.
Pronti per la foto ricordo.
Ci posizionammo sotto il campanile.
Non avevo idea che quel momento avrebbe segnato il tracollo della relazione, non mi venne in mente finchè non feci sviluppare le foto.
Al momento di aprire la busta magica, contenente quelle che avrebbero dovuto essere le felici immagini di una coppia innamorata, proprio mentre ammiravo la foto ricordo sotto il campanile,
ebbi la tragica illuminazione: io quella foto l’avevo già vista.
E precisamente l’avevo già vista nell’album di foto ricordo dei miei genitori.
La stessa città, la stessa piazza, lo stesso campanile, ma –quel che è peggio- la stessa espressione nel volto.
Proprio quella gioia che ha tutta l’aria di sciogliersi presto in abitudine e routine, come del cioccolato in polvere. Ma dal sapore disgustoso.
L’idea di diventare la copia dei miei genitori mi atterriva.
Ma soprattutto a preoccuparmi fu la possibilità reale di avere dei figli uguali alla sottoscritta.
Tante piccole Lamicragne urlanti.
Lo mollai poco dopo, il mio ex.
Giustificando la mia scelta dicendo che, con le sopracciglia della Orfei e gli oggetti in vetro di Murano, il mondo aveva già sofferto abbastanza.
Il momento in cui ti senti dire per la prima volta da un nuovo partner "ti amo" non puoi non ricordarlo.
E' vero. Non si dimenticano certe cose.
Puoi anche pregare di scordartele, ma, per quanti sforzi tu faccia, non è possibile. Mai.
Lamicragna ricorda perfettamente ogni "ti amo".
Da quello sussurratole in una fresca serata di giugno di molti anni fa dal suo primo fidanzato, in un orribile e inascoltabile romanesco, a quello sentito mille volte da un convivente molto affettuoso, tanto da sfiorare la denuncia per eccessiva somministrazione di dolcezza alle povere orecchie ormai sfinite dal diabete di Lamicragna.
Me l'hanno detto con trentuno rose rosse ed un biglietto per l'anniversario, quando ero lontana.
(Anche se non ho mai capito perché proprio il numero trentuno. Forse erano quelle riciclate dall'anniversario dei suoi. In effetti erano leggermente secche.)
E me l'hanno detto con la canzone "Una su un milione" di Alex Britti.
(Ovviamente chiesi subito al mio ex di chiamare Britti e di far modificare il titolo. La mia gelosia cosmica fece ribattezzare la canzone "Una e basta".)
E' molto bello sentirselo dire inaspettatamente. Ma è meraviglioso anche quando lo aspetti da tempo, quando senti che l'altro non può più trattenerlo. E te lo dice.
Ma Lamicragna ha imparato che c'è una cosa che non paga mai, e non è affatto bella. Dirlo per primi.
Lamicragna e il suo ultimo ex "The Last" (TL) sono a letto, in uno dei rari momenti in cui il cuore di TL non produce ghiaccio tritato per granite.
E allora decido che è il momento.
Lamicragna (in preda ad un attacco d'ansia misto ad improvvisa agorafobìa(?): "TL, io...io...io ti amo!"
TL (nella più totale tranquillità, sbadigliando fino a mostrare un neonato dente del giudizio): "Io no."
Lamicragna tenta di trattenere i conati iniettandosi endovena un antiemetico.
Mentre con l'altra mano cerca di rianimare il suo povero cuore con un automassaggio cardiaco.
Allora TL, accorgendosi delle operazioni d'urgenza che Lamicragna sta tentando disperatamente, la guarda con tenerezza. E prende la testa di lei tra le mani.
Ed io ci credo. Sta per dire qualcosa di carino. Deve.
TL: "ma dai, non fare quella faccia. In fondo, anche così, siamo una buona squadra."
L'ultima cosa che Lamicragna udì fu il rumore dell'automobile del coroner, giunto a costatare il decesso.
Immancabilmente avvenuto pochi secondi prima che aprisse la porta di casa.
Oggi Lamicragna riesce a soffocare l'istinto, nonchè se stessa (con un cuscino ben premuto sul viso), pochi attimi prima di dirlo,
"ti a."
Lamicragna non è cattolica, non è praticante e non è credente (pur essendo una perfetta credulona).
Quindi non crede a tutto ciò che si dice sull'esistenza di paradisi ed inferni vari.
A meno che non si stia parlando di Salerno-Reggio Calabria il 15 agosto o della Costa Smeralda, con Briatore e il Billionaire e tutto il resto.
Io lo so quale sarà il mio vero inferno, quando morirò.
Mi vedo al centro di una grande sala, una specie di grosso tribunale.
Sulle panche riservate alla parte lesa ci sono tutti i miei ex, schierati a mo' di nazionale neozelandese di rugby, con tanto di striscia color nero pece sotto gli occhi e danza maori pronta ad essere ballata.
Truci, cattivi e assetati di sangue. Il mio.
E immagino l'interrogatorio.
Uno per uno che diventano avvocati di se stessi ed iniziano a fare domande su dove fossi in quel lontano pomeriggio di cinque anni fa, proprio in quell'ora precisa, che va dalle 17.00 alle 17.01.
Il mio sguardo terrorizzato e implorante che tenta di accampare le solite scuse che si tirano fuori in queste situazioni, tipo "chi si ricorda?". Ma la realtà mi si legge in faccia, a strisce di parole gialle, come i sottotitoli alla pagina 777 del Televideo.
Ero sicuramente impegnata in un'opera di alto tradimento della fede coniugale, lo so bene.
Ma la cosa peggiore è che adesso lo sanno anche loro, sanno di tutto e tutti. E mentre io tento di mentire, come ho sempre fatto, trovando le scuse più finemente fabbricate, per la prima volta è tutto inutile.
Non mi crede nessuno. Ed hanno ragione.
Ad un certo punto dalla poltrona del giudice, vuota fino a un attimo prima (per l'evidente inutilità di questa figura, dato che sono spacciata), spunta Paolo Del Debbio.
Che fa partire subito il sondaggio sul livello di gravità della mia infedeltà.
Scopro con non poca meraviglia che la maggioranza degli italiani (84%) ritiene più grave l'aver tradito un mio ex il giorno del suo compleanno piuttosto che averne abbandonato un altro poco prima del matrimonio (solo il 16%).
Ho appena il tempo di pensare a quanto sia ottusa l'opinione pubblica che subito vengo bruscamente interpellata su un altro argomento: il tempo fatto perdere ai miei ex.
Mi vengono mostrate delle diapositive con le felici immagini di come sarebbe stata la loro vita se non mi avessero conosciuta, se non avessi distrutto la loro idea di amore.
E li vedo con bambini sulle spalle al parco giochi, con le mogli a far picnic, in qualche villaggio turistico della Tunisia ad assaporare un drink con i piedoni a mollo nella calda acqua della piscina dell'hotel a cinque stelle. Con una prostituta d'alto bordo.
(Vabbè, non tutti erano così belli, i miei ex. Ricchi, al massimo.)
E quando la serie di foto è terminata giunge il momento della sentenza definitiva. Di condanna, questo è certo. Va solo decisa l'entità della pena.
Mentre tutte le telecamere di Studio Aperto sono sul luogo per documentare ciò che accadrà, con tanto di signorine con tette e culi di fuori e calciatori aitanti unti come fiori di zucca di rosticceria, si da' lettura della sentenza.
Condannata a non avere un rapporto amoroso che possa chiamarsi tale, non ricorderò più nemmeno il significato della parola "fidanzato".
Condannata a trovare solo uomini che scapperanno da me e a cui farò paura. Anche senza la maschera per il viso agli estratti di argilla, che applico con certosina pazienza ogni settimana. Verrò resuscitata e rimandata sulla Terra solo per scontare la pena.
Credo proprio che l'unica soluzione sia convertirmi all'induismo ed iniziare a pensare seriamente alla reincarnazione.
Pare che, se si è stati dei pessimi individui in una vita, si prenda il corpo di animali sempre più piccoli in quella successiva.
Credo che potrei facilmente reincarnarmi in un acaro della polvere, visti gli spregevoli atti che ho commesso.
Voglio solo una certezza: che l' acaro della polvere non abbia bisogno dell' Amore Vero.
Vero?
Lamicragna, è cosa nota, non è un grande chef.
Nemmeno un piccolo chef, ché a confronto anche un sorcio minuscolo e sporco come ratatouille la supera di gran lunga.
Fortunatamente non tutti gli uomini esigono una donna che in cucina sappia fare faville, mentre ne esigono una tale a letto, per poi ovviamente non essere in grado. Ma comunque, tendenzialmente, la esigono.
Un po' come Roberto Mancini che esige bravura dai suoi giocatori, ma poi è un cesso di tecnico.
Dicevo, quindi, che Lamicragna fortunatamente ha sempre avuto uomini che non richiedevano a lei pasti luculliani.
Dal cant(ucci)o suo però Lamicragna si impegnava affinchè qualcosa di commestibile uscisse dalla sua cucina ed entrasse (senza troppa pena e fatica) nella bocca dei suoi fidanzati.
Per poi restarci, almeno fino a masticazione avvenuta.
Tutti coloro che hanno poca dimestichezza con fornelli e fruste(da cucina, s'intende) sanno che è molto semplice preparare tutto ciò che contiene verdura. Soprattutto cruda.
Non ci vuole niente, si tagliano due pomodori, due fette di pane e un po' di mozzarella ed ecco lì che una buona caprese è pronta (a meno che non mettiate in pratica la stessa teoria della conservazione alimentare di Lamicragna, per la quale l'antico metodo dell'essiccazione è l'unico conosciuto e meritevole di essere applicato. Infatti lascia tutto al sole estivo, senza riporlo in frigorifero, anche con quaranta gradi all'ombra).
Ma non c'è limite alla sfiga. Un ex di Lamicragna non poteva sopportare proprio le verdure.
Nessun tipo, niente di niente. Non solo. Se disgraziatamente, nel frigorifero, un peperone veniva riposto accanto a della carne e per un caso fortuito e funesto veniva a contatto con essa, la carne era contaminata.
Si, usava proprio questo termine. L'unica cosa che sopportava (evidentemente appagato dal fatto che venisse martorizzato per essere degustato sottoforma di sugo), era il pomodoro.
La salsa che Lamicragna preparava per la pasta era di una tristezza infinita, però, poichè ella non poteva aggiungere nessun'altra verdura ad isaporire il sugo, che ricordava inesorabilmente, per sapore e colore, la Passata Posillipo.
E finché le esternazioni di lui (cioè il grido "è contaminatooooo!") si producevano tra le quattro mura domestiche erano (seppur a mala pena) sopportate, potete immaginare le orrende figure barbine che facevamo per ristoranti o quando eravamo invitati a cena a casa d'altri.
Lamicragna ha passato così ben quattro anni della sua vita a tenere ben separati gli alimenti nel frigorifero e a cercare di non essere preda della pellagra.
Due nobili attività, tra le azioni più concrete ed utili della sua vita.
Peccato che ancora adesso io non sappia come cazzo si fa un sugo decente.