Lamicragna ha fatto cose di cui non va affatto fiera. Ma non è nemmeno il tipo da ricamarci sopra a punto croce chissà quali sensi di colpa. A chi mi chiedeva come facessi a guardare negli occhi il mio uomo dopo averlo tradito, rispondevo che essere miope ha i suoi grossi vantaggi. Ma che comunque, anche con dieci decimi, sarebbe stato lo stesso. Di tutte quelle cazzatine che scrivevamo sui diari, a scuola, quella che mi entrò sottopelle, come una spina di ficus, fu la frase di Jim Morrison "non pentirti mai di ciò che hai fatto se quando l'hai fatto eri felice".
Se applichiamo tale massima al tradimento, come fece immediatamente Lamicragna, è una bella scusa del cazzo.
Chi non è felice quando fa sesso? (A parte la sfortunata che adesso sta a letto col mio ex, TL.)
Questa ingenuità che mi portava ad ammettere candidamente (con la gente, non con i miei ex) che si, stavo tradendo, e che no, non mi dispiaceva affatto, mi faceva apparire agli occhi della gente come una stronza galattica.
Ed oggi, ricordando quello che ho fatto, mi sa che aveva ragione la gente.
Il giorno del compleanno del mio ex C., lui era lontano da casa per lavoro. E non ad un convegno di fantachirurgia a Las Ve(r)gas, ma nel buco di culo del mondo.
Lamicragna, invece, presiedeva ad un sex session a pochi chilometri da casa sua.
C. chiamò ed io dovetti rispondere.
C.(con tono interrogativo): "Lamicragna, come va? Hai il fiatone.."
L.(con la scusa sempre pronta, anche se vecchia): "No, amore. Sto facendo step.."
C.(rassicurato ed ironico): "Sicura? Mica mi starai tradendo il giorno del mio compleanno..? Ahah.."
L.(sprezzante del pericolo): "Ahah! Ma che dici..?"
Il giorno del compleanno del mio ex TL, io ero a spassarmela in un'isola greca con un isolano di Cagliari. Lui era a casa a finire un progetto di lavoro.
SMS di Lamicragna: "Qui, causa fuso orario, è già il tuo compleanno. Auguri! Che fai di bello?"
SMS di TL: "Eh, lavoro. Mi raccomando, almeno tu, divertiti!"
Il giorno del compleanno del mio ex M., mentre tutti alla festa si divertivano e bevevano come spugne, bevevo anch'io. E ho bevuto così tanto da finire in uno sgabuzzino col migliore amico di M. Per fortuna aveva bevuto da star male anche il mio ex, che rimase disteso al suolo per un paio d'ore, nemmeno lo avesse messo KO Mike Tyson.
No, per dire.
Oggi è il tuo compleanno, Amore. Ed io sono qui a scrivere questo post.
Se i miei precedenti non ti fanno fidare di me, credi almeno a splinder.
In internet veritas.
Tendenzialmente si è portati a credere che i consigli e i pareri degli ex fidanzati/e abbiano il preciso scopo di sviare le nostre percezioni e di farle avvicinare pericolosamente verso il baratro della sfiga. Per poi dar loro una spintarella. Continuiamo a pensare che i nostri ex siano ancora gelosi e possessivi nei nostri confronti, quando, in realtà, molto probabilmente, quello che facciamo/amiamo/odiamo adesso sta loro a cuore quanto sta a cuore la vita di un uomo ad un cannibale. Non so cosa ci spinga ad essere così malfidati verso i nostri ex. Lamicragna, invece, è come sempre in controtendenza (specialmente quando la tendenza è quella giusta).
Io mi fido del giudizio dei miei ex. Quando lasciai il mio primo fidanzato, M., per ufficializzare l'unione con quello che sarebbe diventato poi il mio convivente (C.), M. mi disse che stavo facendo un errore enorme, perchè quello di cui avevo bisogno era stare assieme ad un coetaneo, non ad un caso geriatrico. E infatti poi ci andai a convivere, col caso geriatrico. E venni catapultata in un mondo che non mi apparteneva, quello dell'
amorevole casalinga. Ci è mancato poco che mi facessi la cipolla in testa anch'io. Invece C., con cui ho poi vissuto assieme per i quattro anni più lunghi della mia vita, mi disse "non troverai nessun altro che ti ami quanto me, mi rimpiangerai." Ed io gli ho creduto, anche se ho sbattuto comunque la porta di casa sua alle mie spalle. Ma lo sapevo che aveva ragione. Infatti l'uomo che ho avuto dopo (The Last, TL) non mi amava quanto lui. Anzi, dai modi affettuosi che mi riservava (amorevoli quasi quanto quelli di Pinochet ), diciamo che non mi amava affatto. E quando ci siamo lasciati, TL mi ha detto che avrei avuto tanta fortuna, perchè sono la persona migliore che lui abbia mai conosciuto. Che merito di ottenere tanto dalla vita e che avrò molta fortuna. Anche questa volta mi sono fidata, mentre ci dicevamo addio gliel'ho anche sussurrato: "Avrò fortuna, come dici tu, lo sento".
Ecco, qualcuno adesso dovrebbe dirlo al mio fidanzato, che prima o poi la Sorte ci assisterà. Arriverà così, quando meno ce lo aspettiamo.
E soprattutto qualcuno dovrebbe dirgli anche che farmi vestire in modo ridicolo per propiziare la sua fortuna al tavolo verde
non è un metodo la cui efficacia è stata provata scientificamente.
Anche perchè andiamo incontro all'autunno.
E, vestita così, potrei prendere una broncopolmonite.
Decidi di affrontare una convivenza. E "decidi" non è il termine adatto, diciamo che ci inciampi. Anzi, ci frani sopra, proprio. Perché, quando non hai nemmeno vent'anni, non è che si tratti proprio di una scelta ragionata.
Fai semplicemente una valigia e dici ai tuoi che sei maggiorenne e che non potranno impedirti di andare a vivere con lui. E non ti curi del fatto che, invece di tentare di dissuaderti, i tuoi stanno già stappando la bottiglia di Moet Chandon che conservano dal '78 per le occasioni speciali, organizzando un party degno del Billionaire e meditando di affittare la tua stanza, stile
"A Clockwork Orange", a qualcuno che li apprezzi più di te.
E quando entri in quella che sarà la tua nuova casa (nel caso sia già sua: mai dimenticare che l'affitto lo paga
interamente lui) ti sembra tutto magnifico, splendido e pieno d'amore.
Anche il frigorifero.
Che, invece, di cibi e bevande,
è completamente sprovvisto.
Capisci che saranno tempi duri, ma ti ripeti come un mantra che "Due cuori e una capanna" ha sempre avuto un suono magico per te.
Magico quanto il supermercato, che fa sparire tutto lo stipendio mensile che resta dopo aver pagato l'astronomico affitto.
Lamicragna e il suo ex convivente sono andati avanti per mesi a pane e cipolla, come si suol dire.
Ma a me non importava. E nemmeno a lui. Anzi, fissati com'eravamo per la linea, la prendevamo come una dieta voluta dall'alto.
Ma c'è una cosa che non riesco proprio a spiegarmi.
Da quando non stiamo più assieme, lui non ha fatto altro che
diventare sempre più ricco. E io, di conseguenza,
sempre più povera.
Da qualche anno a questa parte lui fa vacanze da re, ha abiti firmati e compra automobili e moto come si compra il pane la mattina.
Non solo, la sua nuova donna
è ricca da far paura.
Pensandoci meglio, nella mia vita micragna, è sempre successo questo: li prendo poveri e li lascio ricchi sfondati. C'è qualcosa che non va in me, ché tendenzialmente le donne aspirano a fare esattamente il contrario.
O forse c'è qualcosa che non va
per me, dato che a loro poi va alla grande.
Sto cercando il modo di sfruttare questa mia dote al contrario, ma non è facile. Perché in genere si lascia qualcuno per fargli dispetto o si immagina che lui provi dispiacere. Se lascio io, invece faccio un favore.
Quasi quasi chiamo il mio fidanzato e gli chiedo se, per il suo compleanno, gradisce essere mollato.

(nella foto: un suggerimento su come, invece, farsi mollare..)
Lamicragna
adora letteralmente
Nip/Tuck.
Si, proprio quel telefilm in cui due chirurghi estetici, con un codice deontologico mutuato direttamente da quello di Jack lo Squartatore, operano tutto e tutti (dalle vecchiette ultranovantenni ai cani) ed intrecciano storie d'amore, di amicizia, ma soprattutto di sesso, alle loro vite professionali.
E soprattutto Lamicragna
adora letteralmente uno dei due protagonisti, il Dottor Christian Troy.
In confronto a lui, Hitler ha un' inconfutabile somiglianza con Madre Teresa di Calcutta. Il Dottor Troy è un egocentrico, maschilista, figlio di "troy " (appunto, più che un cognome è un matronimico).
Ma si sa, le donne amano i bastardi più che loro stesse. E' più che vero, questo.
Tra le più riuscite bastardate del bel dottore c'è stata quella di aver barattato la propria fidanzata con una
Lamborghini Diablo blu. La fidanzata, quando scoprì lo scambio, scandalizzata si inalberò peggio di un opinionista di Buona Domenica. Lamicragna, invece, si mise a riflettere sul fatto che essere scambiata con una Lamborghini Diablo blu è un degno motivo di vanto. Vorrebbe dire essere valutata circa
duecentocinquantamila euro. Che, nel mio caso, mi pare decisamente una sovrastima.
Cominciai a pensare che uno scambio del genere
non fosse poi così grave.
Ma, come sempre accade, nelle situazioni bisogna trovarcisi, per poter giudicare.
Un mio ex (che per comodità chiameremo Ex) aveva nella sua comitiva un ragazzo molto giovane, ma mal sopportato un po' da tutti, perchè col cervello letteralmente bruciato dalle droghe (per comodità chiameremo questo tipo Br). Ora, la loro era una difficoltà oggettiva nel riuscire a intrattenere rapporti con un tipo che, causa chimica, non riusciva più a sostenere una conversazione, spesso approfittava della loro disponibilità e diventava davvero pesante in alcuni frangenti.
Il mio ex non era diverso dai suoi amici. Ci passavano del tempo, cercava di comunicarci, ma, dopo un po', il tutto diventava insostenibile.
Un giorno però avvenne il miracolo. In uno dei rari momenti di lucidità (sia di Br che di Ex, a dirla tutta) Br si confidò con Ex, raccontandogli il suo bisogno d'amore.
Br (sentitamente triste): "Sai, Ex, avrei proprio bisogno di una ragazza che mi voglia bene, che mi coccoli..."
Ex (sentitamente partecipe al dolore dell'amico): "Beh, Br, come posso aiutarti? Io
te la presterei Lamicragna, però..."
Br (sinceramente commosso): "Ma no, Ex, ti ringrazio. Sai,
è che ne vorrei una tutta per me..."
Ex (sinceramente imbecille) : "Mmm, capisco..."
Quando il mio ex mi riferì la conversazione rimasi dapprima allibita, poi mi ricordai del telefilm.
Ma decisamente,
non mi consolò.
Il mio ex era stato davvero un bastardo, uno stronzo, un imbecille, come lo volete chiamare.
Eppure non stavo cadendo come una pera cotta ai suoi piedi sempre più innamorata, come vorrebbe la teoria citata all'inizio del post.
Mi stavo, al contrario, sempre di più incazzando.
E, dopo qualche minuto di riflessione, mi fu chiaro.
Gli uomini bastardi si amano e si perdonano solo se sono dei fighi spaziali come il Dottor Christian Troy.
E il mio ex non valeva nemmeno il filtro della sigaretta del bel dottore.
Nemmeno dopo una plastica totale.
*Lamicragna è consapevole che la proposizione finale negativa, in latino, si traduce col "ne+congiuntivo". Mentre "ut non" traduce la proposizione consecutiva negativa. Ma era una licenza poetica.
(Che qualcuno mi dica che sono l'unica insegnante di latino a leggere il mio blog. Si vede che ho bisogno di una pausa dal lavoro, qualcuno mi porti in vacanza. V' imploro.)
Non ho detto la verità.
Si, lo so, capita spesso nella mia vita. Ma questa volta non è colpa della mia coscienza a macchie di sugo.
E' colpa della mia memoria, che fa acqua da tutte le parti come le
fontane di Villa D' Este.
Un fidanzatino, da piccola, l'ho avuto.
Ma facevo la prima elementare e, come nelle migliori tradizioni, me l'avevano
affibbiato a tavolino. Sarà capitato a tutti, credo. Tu, figlia della metropoli con pochi parchi e molto smog, hai trovato finalmente un bambino con cui condividere gli assolati e desolanti pomeriggi di periferia. Con un bimbo che, a quell'età, ignori se sia maschio o femmina (per quanto ti riguarda potrebbe anche essere un alieno, anzi sarebbe più figo giocarci), e i vostri genitori (i tuoi e dell' anelato alieno) che, non avendo nulla da fare, fantasticano sulla vostra vita sentimentale futura sorseggiando un'aranciata San Pellegrino. Lui si chiamava Giuseppe, aveva un paio d'anni più di me (la differenza d'età coi miei uomini, da allora, aumentò in modo esponenziale. Il mio attuale uomo, infatti, compirà tra poco il suo primo secolo*). Giuseppe, dicevo. Appena udii che i nostri genitori stavano progettando la nostra presunta vita coniugale, mi preoccupai immediatamente. Di sapere il suo ceto, ovvio. Era figlio di un generale dell'esercito.
Buono, mi dissi.
Ma non mi pare il caso di soffermarci troppo su questi piccoli difettucci d'animo di Lamicragna.
Insomma, anche se la condizione sociale e il fisico (era un bel bambino, diciamocelo) avrebbero fatto gola a una qualsiasi bambina di ceto medio-basso (all'epoca, oltre che già una Lamicragna versione pocket, ero anche povera), quest'intrigo di palazzetto di periferia proprio non mi convinceva.
Quindi cercai di fare ciò che, ancora oggi, mi riesce meglio.
Dissimulare.
"Lamicragna, cosa sono queste calze autoreggenti che non ho mai visto?
"Un regalo per Carla."
"Ma sono state utilizzate!"
"Come fai a dirlo?"
"Mah, vedi tu, sono strappate a morsi!"
"Ah. Carla aveva fame, si vede."
Allo stesso modo, dalle mie amichette, mi veniva chiesto "Lamicragna, stai con Giuseppe?" .
Io? No. (Non attaccai la tiritera delle autoreggenti.)
Ma, si sa, i bambini sono cattivi. Iniziano con le domande innocenti (?) come la loro età, poi passano alle domande pressanti, pesanti, poi alle macine da mulino. Con cui ti fracassano gli attributi che, essendo femmina, non dovresti nemmeno avere.
Lamicragna sentiva che quel sentimento non le apparteneva e continuava imperterrita a negare.
Ignorava, invece, cosa ne pensasse Giuseppe della questione.
Fu presto chiaro, chè arrivò in un attimo il giorno della verità:
San Valentino.
Quel giorno ero stata invitata, assieme all'onnipresente
madre, a casa del futuro sposo.
Durante il tragitto, madre mi obbligò a fermarmi davanti ad una cartolibreria ed entrando disse "Scegli un regalino di San Valentino per Giuseppe" (se avesse detto Giuseppino, oggi non si parlerebbe del delitto di Novi Ligure, ma del delitto di Tiburtino terzo).
Scelsi il regalo che ritenevo più consono e glielo portai.
Lui mi aveva regalato un peluche a forma di coniglio, non mi pareva così grave, anzi mi piaceva...era un bel coniglio...poi notai il piccolo particolare che rendeva quell'innocuo giocattolino un'arma letale per la mia sanità mentale.
Quel piccolo mostriciattolo giallo portava tra le mani un cuore con su scritto
"I love you". Provate voi, a quel punto, a dire alle amichette che quello non è il vostro fidanzato.
Ah, per dovere di cronaca, io gli avevo comprato il
kit del bravo scolaro. Che madre, trascinata dall'entusiasmo, chiamò
corredo scolastico.
I nostri intenti iniziali mi parvero leggermente differenti e, dunque, maledissi lui e la trovata del coniglio spennacchiato. Ma tutto cambia, col passare degli anni. E, ad oggi, quante volte mi sarebbe piaciuto regalare o ricevere conigli, quando mi innamoravo di qualcuno, invece di incappare in assurde discussioni sulla natura del rapporto. Di ogni rapporto.
Mica per forza un rapporto d'amore, esistono tanti tipi di conigli.
Anche quello di Playboy.
*onde evitare rappresaglie, no, il mio fidanzato non compirà cento anni davvero.
la frase aveva solo lo scopo di illustrare meglio il prodotto.
Sarà che in questo agosto cittadino il clima è così torrido che Lamicragna non ha le forze di uscire nemmeno per fare la spesa.
Sarà che -siamo sinceri- Lamicragna non ha le forze per fare la spesa nemmeno ad ottobre, ché non è proprio la sua attività preferita.
Ho il frigo più vuoto del mio conto in banca. Che chiede solo di estinguersi degnamente, come ogni conto bancario sogna per tutta la sua vita di conto bancario. Senza traumi, senza distruzioni di bancomat per il rosso fisso. Lamicragna, per nutrirsi, è dunque costretta da qualche settimana a questa parte a rovistare in ogni angolo del congelatore o della dispensa, anche il più remoto.
Ed è lì, tra il panettone scaduto del natale duemilasei e le gallette di riso che nessuno mangia (perché a fare i salutisti siam buoni tutti, ma poi se non ci spalmi sopra tre dita di nutella no, non sanno di un cazzo), che ho trovato un pacco di
biscotti Plasmon.
Regredita improvvisamente di una ventina d'anni, Lamicragna ha preso coscienza che i motivi dei suoi problemi con gli uomini sono probabilmente da ricercarsi negli anni dell'infanzia.
Mentre tutte le mie compagne avevano, già all'asilo, un "fidanzatino", io invece non avevo proprio un bel nulla. Nada. Zero. Niente. Nessun bimbo che mi prendesse per mano nella fila per uscire dalla classe. Nessuno che, durante l'intervallo, volesse comprare il mio amore offrendomi metà della sua merendina spiaccicata o sciolta dal calore del termosifone a cui la cartella era puntualmente appoggiata.
E per anni sono stata a lamentarmi di questa cosa, da me ritenuta una mancanza importante (se non fondamentale) per il corretto sviluppo della mia autostima futura.
Fu quattro anni fa (a dimostrazione che per anni Lamicragna è sul serio andata avanti a lamentarsi) che tutto si fece più chiaro. Ero all'università e, tra una pausa e l'altra, mi si avvicinò un collega che portava al seguito un ragazzetto biondino, che io identificai immediatamente come matricola.
Il mio amico mi guardò e mi disse "Lamicragna, volevo presentarti Antonio. Antonio, ti presento..."
ma non fece in tempo a pronunciare queste parole che Antonio LaMatricola lo interruppe:
"Non c'è bisogno che ci presenti, io la conosco bene, lei..."
I miei neuroni si mummificarono immediatamente (per fortuna non si notò la differenza, comunque) e iniziai a dire a me stessa che, per non ricordarmi affatto di lui, probabilmente dovevo aver esagerato con gli alcolici. Ma non ebbi tempo di pensare (per fortuna non si notò la differenza, comunque) a quando questo fatto potesse essere accaduto perché Antonio LaMatricola incalzava "Eddài, possibile che non ti ricordi?
Abbiamo fatto l'asilo assieme".
Ok, adesso che lo guardo meglio ricordo. E' proprio lui! Ricordo che era talmente bassino che, da seduto, i piedini non gli toccavano terra. Lo faccio sedere per avere la prova.
Non tocca nemmeno ora, è lui.
Iniziò, come ovvio, la traversata atlantica dei ricordi. I lavoretti in plastilina, i miei disegni (ché ero bravissima, una volta) il
punteruolo (l'aggeggio più pericoloso degli anni '80 dato impunemente in mano a dei bebè)...E dopo svariate ore di conversazione passate a parlare di bambini e giochi e grembiulini, non potè non sopraggiungere una tale retrocessione cerebrale che portò Lamicragna a fare all'amico ritrovato la domanda che la ossessionava da anni.
"Antonio, posso farti una domanda?"
"Ma certo, Lamicragna"
"Ero così cozza all'asilo, ché nessuno ci ha mai provato con me?"
(l'assurdità della domanda, nonchè l'utilizzo di una fraseologia non consona all'età, non sembrò impressionare Antonio. Ma richiedere la normalità alle persone che frequento è come chiedere a Ferrara di fare una dieta)
"Lamicragna, vuoi la verità? Eri così bella che nessuno di noi ha mai avuto il coraggio. Le tue sembianze nordiche ti facevano apparire così distaccata. Insomma,
te la tiravi di brutto a sei anni!"
Ovviamente io ero così fredda perchè pensavo
di non piacere a nessuno.
Senza tentare spiegazioni o addurre giustificazioni al mio comportamento, tornai a casa, dopo quella tremenda rivelazione, in stato confusionale.
Questa vicenda dimostra una cosa di cui, da qualche tempo, avevo il sospetto. Cioè che, in generale,
iodellavitanonhocapitouncazzo.
In particolare, degli uomini, già lo sapevo.
Lamicragna raccoglie ben volentieri la richiesta di un'anonima lettrice, la quale ha deciso di raccontarmi una sua esperienza amorosa a patto che io vi trovi la chiave comica in grado di non farle abbandonare così giovane la vita e che, quindi, la pubblichi (la storia in chiave comica e anche la sua vita).
Io ci provo. Non dovessi farcela, la mia coscienza è oramai così sporca che una macchia in più non farebbe altro che colmare quel piccolo puntino bianco rimasto. E io adoro il total black.
"DAMMI IL TUO TRAUMA, NON CHIEDERMI NIENTE"
Posso ragionevolmente affermare che, quando le placche continentali milioni di anni fa si scontrarono per dar luogo ai continenti, produssero decisamente meno danni di quanti siano capaci di crearne due individui (maschio e femmina) della famiglia dei "Traumatizzati Anni Settanta" (TAS) decidendo di intrattenere vicendevolmente una relazione amorosa.
Le inconfutabili ricerche scientifiche della nota dottoressa americana L'Hove hanno dimostrato che nella categoria TAS rientrano anche le donne, che subiscono però dei contraccolpi psicofisiologici leggermente meno gravosi (sarà che Dio ha creduto di aver già infierito abbastanza assegnando loro d'ufficio il ciclo mestruale e la gestazione).
Quando due TAS si incontrano, dicevo, è la fine.
Immaginate disturbi del comportamento quali
depressione dovuta ai più svariati fattori (anche -chessò- il non aver ricevuto a Natale la collezione completa dei
Moncicci),
manie di persecuzione (gli alieni nel '78 mi hanno impiantato un chip per cui non posso mandare sms romantici dal cellulare, altrimenti esplodo),
gesti ripetuti associabili a tic nervosi (tipo far scattare la mano sul culo di una tipa quando hai a fianco la tua fidanzata),
sindrome di Peter Pan (sposarmi a 39 anni? ma sono piccolo! ho ancora 6 estati da trascorrere in campeggio a Riccione con gli amici. Abbiamo già prenotato.),
attacchi d'ansia (se ti dico "ti amo" muoio soffocato. Non è colpa mia, Amore, ho un difetto alla trachea. Quando pronuncio la lettera T non mi arriva l'aria al cervello. Ah, davvero poco fa ho detto "trachea" senza problemi? Ops, di nuovo...).
Insomma, immaginate tutto questo raddoppiato.
Visualizzate non uno, ma ben due Emilio Fede terrorizzati perché non parte il servizio glorificante sul Cavaliere nel tg delle 13.
Ecco, pensate che rapporto di merda possono avere due TAS che si incontrano.
Capita che per rivelare i propri sentimenti passino anni, che per dire "ti amo" si usino delle espressioni idiomatiche tipo "al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere".
Ma dove risiede il problema vero?
Individui dalle caratteristiche simili dovrebbero avere lo stesso codice comunicativo, direte voi.
Il problema dei TAS è che, per un oscuro scherzo del dna, essi smettono di ricordarsi di appartenere alla medesima categoria e di avere, dunque, gli stessi trip mentali.
Non di rado sentirete affermare un TAS Donna "perché non chiama mai? Cosa gli costa mandare un messaggio romantico?"
E farle notare che, no, nemmeno lei riesce a tirare fuori il cellulare da quella cazzo di borsa per inviare uno striminzitissimo sms del cavolo, è inutile. Perfettamente inutile. Tra l'altro non so come potrebbe leggerlo un sms, se arrivasse, visto che il telefonino ce l'hanno sempre a levante quando invece loro sono ubicati a ponente.
A fine esplicativo, riporto qui un esempio lapalissiano dell' instabilità emotiva dei TAS.
TAS Donna e TAS Uomo sono a cena. Hanno avuto una relazione, adesso sono amici.
Sorseggiando assieme un buon Chianti e gustando una bistecca al sangue, TAS uomo si lamenta dell'indecisione generalizzata delle donne di oggi. Allora TAS Donna, rivendicando il suo proverbiale carattere risoluto, cerca di metterlo in evidenza il più possibile.
TAS Donna:
Hai ragione, le donne spesso diventano degli zerbini con tanto di scritta Welcome sulla schiena. Non come me, che quando quella volta hai iniziato a dirmi "questo sabato non possiamo vederci, questa domenica nemmeno, ecc." ho capito subito che c'era qualcosa che non andava e ti ho mollato.
TAS Uomo:
Veramente non ho mai detto che non dovevamo vederci quel sabato. Ho detto che avevo problemi per vederci domenica.
(intanto la bistecca smette di sanguinare e le sue ferite si rimarginano)
TAS D:
No, ti assicuro, tu accampavi scuse per non vedermi tutti i weekend...
TAS U:
Ricordi male, io parlavo di domenica. Anzi, di domenica pomeriggio..
TAS D:
Ma io la domenica ero sempre impegnata, come avrei potuto farti storie perché non potevamo vederci in un giorno in cui io ero impegnata?
TAS U:
Beh, boh...
(la bistecca scivola via dai loro piatti, e non si accorgono che adesso sono vuoti)
TAS D:
E poi scusa, sarei dovuta essere una pazza per inalberarmi al punto da lasciarti per una cosa del genere, no?
TAS U:
Eh, infatti mi pareva strano. Ma che ne so, ti conoscevo solo da un mese. Ho pensato che tu fossi un po' paranoica.
TAS D: Eh, io ho pensato che tu avessi problemi relazionali.
(intanto le varie parti della bistecca si ricompongono)
TAS D:
vabbè...
TAS U:
vabbè...
(la bistecca, adesso, rumina felice erba nella pampas)
Il mal di pancia del cazzo che ti accompagna nel giorno dell'interrogazione a scuola è lo stesso del primo appuntamento in piazza con un tipo interessante, dell'arrivederci alla stazione al tuo amore o di troppa birra a stomaco vuoto.
Mi chiedo perché i mal di pancia non siano differenti. Davvero, sarebbe di notevole aiuto.
Così non rischieresti di confondere i sentimenti d'amore con un'intossicazione alimentare.
Se è complesso distinguere questo, figuriamoci quando si tratta di discernere tra malesseri (pseudo)psichici, dovuti principalmente al passaggio sul binario (morto) della vita di quel gregge di problemi soprannominato "periodo di merda", e la passione amorosa.
Perché i momenti bui che si presentano nelle nostre esistenze -è scientificamente provato- hanno esattamente la forma di un gregge di pecore che attraversa sulla tratta Roma-Salerno il 15 agosto:
Lento, lamentoso ed esageratamente lungo.
Capita di passare periodi in cui i tuoi migliori amici sono un divano e la confezione famiglia-gran risparmio di birra Peroni. E confondere una persona che ti regala piacevoli attenzioni per l'amore della tua vita è un attimo.
Lamicragna non è ovviamente estranea a questo tipo di infatuazione, che le è costata lacrime salate (sempre versate nell'arco di tempo di tre giorni, ché le delusioni hanno anch' esse una data di scadenza), ma soprattutto un principio di cirrosi epatica.
Da anni però mi interrogo su che tipo di periodo-gregge abbia avuto D. , la persona che mi regalava (esagerate) attenzioni.
Io, le mie buone ragioni per illudermi, ce le avevo.
Una convivenza quadriennale fallita miseramente e l'impossibilità di vederne la fine, con conseguente odio verso un fidanzato considerato oramai alla stregua di un carceriere. E quel che è peggio: della sindrome di Stoccoma neanche l'ombra.
Voglio dire, che io mi invaghissi del primo simil-uomo a tiro, ci stava.
Ma cosa abbia spinto D. ad interessarsi morbosamente (senza un vero sentimento nè una vera conoscenza) a Lamicragna, beh, questo proprio non me lo spiego.
Fisicamente attraente, pieno di vita e discretamente intelligente (per essere un
traumatizzato anni settanta), questo era D.
Perché un individuo di tal fatta senta il bisogno di utilizzare paroloni quali "amore", "fidanzamento" e "matrimonio", dopo una
conoscenza di pochi giorni,
sarebbe un buono spunto per il prossimo sondaggio del TgCom.
Ma non sarò di certo io a far aumentare loro l'audience.
Da qui la conclusione logica e senza pretesa di nobel per la scienza di Lamicragna:
anche lui non doveva stare un granchè bene.
Poiché impossibilitata a ricevere un compenso per prestazioni di consulenza psicoanalitica (causa mancanza di laurea in suddetta materia), Lamicragna decise di fregarsene accuratamente delle turbe psichiche di D. e di andare avanti nell'assunzione programmatica di luppolo ed orzo.
Ma ignorare i problemi, purtroppo, non vuol dire farli sparire (come quando nascondi la testa sotto le coperte sperando che la sveglia ti ignori). Per questo Lamicragna si ritrova, dopo anni, a ricevere sms come questi:
"Non so perché tu non abbia voluto coronare il tuo sogno d'amore con me. Magari ora saremmo stati assieme e ci saremmo amati da morire".
..
.
Se negli anni io ho smesso di bere, evidentemente invece lui non ha consultato alcuno psichiatra.
Poco male. Non sempre si deve cercare di correggere il proprio comportamento, nella vita. L'importante è essere consci e sicuri del motivo per cui non si vuol cambiare.
Infatti mi sono appena scolata due birre a stomaco semi-vuoto.
Ma l'ho fatto di proposito.
Perché in questo modo posso usare l'ubriacatura come scusa per il mal di stomaco che mi accompagna da qualche mese.
Scritto da:
lamicragna alle ore 02:21 |
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