Quel prato abbandonato dove han trovato amianto tra i miei ex
e han bonificato prima i miei ex
lunedì, 22 dicembre 2008
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Una giornata di merda la riconosci subito.

Ti svegli sudata, nonostante i pinguini si stiano scaldando un vin brulè nella tua cucina, dopo aver sognato il tuo uomo praticare la respirazione bocca a bocca ad una stangona mora che di morto ha solo le code di volpe che le impreziosiscono il cappotto Giorgio Armani.
Poi ti giri verso la sua parte di letto ed è lì, il tuo uomo, che accarezza nel sonno qualcosa di molto simile a delle code di volpe.

Decidi che è ora di andare a lavorare, non è la tua città e non hai un'idea precisa di quanto tempo impiegherai con i mezzi pubblici ad arrivare lì, dove devi arrivare.
Hai una certezza, però: in macchina sono solo dieci minuti.
Ma da romana trapiantata per qualche settimana a Milano, agisci esattamente come Totò e/o Peppino:
cappotto, colbacco e ti rechi alla fermata del tram con un' ora e un quarto di anticipo.
Fortunatamente non sei ridicola, perchè il tram decide di non arrivare prima di cinquanta minuti.
Per il colbacco, invece, non puoi farci nulla.

Sali sul tram e ti rendi subito conto che è la "Giornata Bisettimanale degli Ex".
Ovvero quella giornata in cui, ormai da più di un semestre, ricevi la chiamata di almeno due dei tuoi ex fidanzati.
Stanno bene, per fortuna.
Tu un po' meno, perché per rispondere al telefono hai rischiato un frontale con la vecchietta ultranovantenne che si regge in un quantomai precario equilibrio all'apposito sostegno del mezzo, posizionato appositamente a tre metri d'altezza.

Arrivi al lavoro ed indossi il ridicolo kimono color arancio in pura seta di baco contraffatto.
Dovrai congelare per cinque ore e sei bionda e nordica e quel kimono con te non c'entra un cazzo di niente.

Poi la svolta.
Mentre fai bene il tuo lavoro (l'importante è far bene, non importa cosa) ti si avvicina un ragazzo africano che ti regala (e sottolineo regala) un portafortuna:
un elefantino di legno.
Non vuole denaro, non vuole nulla.
Si fa largo tra decine di persone che ti circondano e te lo regala.
E pensi che sia un segno, positivo.

Sulla via del ritorno a casa ti accenderesti volentieri una sigaretta, se avessi l'accendino.
Ma, come nella miglior tradizione dei pirla, ce li hai tutti e duecentottantasei a casa.
Ti fermi allora da un altro venditore ambulante, compri un accendino.
Non ti lascia andar via, però, perchè Miss Mondo (il venditore ambulante deve aver evidentemente qualche problema di miopia) si merita un regalo.
E ti appioppa il secondo elefantino in legno portafortuna della giornata. 

Decidi che non può essere una coincidenza.
Sms al tuo fidanzato, gli chiedi di cercare cosa significhi l'elefante.
(Speri ti prenda sul serio e non interpreti la tua richiesta come una lamentela nei confronti della vostra vita sessuale)

Fertilità.
Ecco il lapidario sms di risposta.
E l'aggettivo ben ricorda ciò che vorresti ti regalssero per Natale, a questo punto.

Già, il Natale.
Non ci avevi pensato ancora, che è uno deiNatali più tristi della tua vita.
Ma non importa, adesso.

L'unica cosa a cui riesci a pensare ora è se la Madonna avesse fatto l'elemosina ad un lavavetri al semaforo di Nazareth, quell'anno.

elefante

(I primi due fortunatissimi lettori che indovineranno il senso del titolo riceveranno un elefantino portafortuna, oltre ad un figlio per Settembre 2009)

Scritto da: lamicragna alle ore 11:19 | link | commenti (27) | categoria: una lamicragna un perchè
martedì, 09 dicembre 2008
A(P)PESO D'ORO

L'atmosfera natalizia è rassicurante.

Sarà la prospettiva di unità che si respira anche nelle famiglie in cui, per tutto l'anno, volano invece coltelli nemmeno si fosse protagonisti di un noto film ambientato in una foresta.
Sarà che Madre è già in ansia menù delle feste (che poi è sempre quello, e siamo sempre i soliti quattro gatti).
Sarà che ho il solito raffreddore spaventoso che mi accompagna ogni anno dall' otto dicembre al sei gennaio.

Il gaudente mese delle festività non regala mai una novità, mai un sussulto.
Forse è per questo che piace tanto.

Proprio come la vita mia sentimentale.

Ci sono dinamiche comportamentali e certezze, nelle mie relazioni, sicure e granitiche come la presenza del bue e dell'asinello nella capanna del presepe (a meno che voi non siate esotici come Madre, che ci piazza una quantità industriale di cigni):

come il traumatico rapporto di Lamicragna con le fedine.


Il mio ex convivente mi ha in questi giorni informata di avere la ferma intenzione di restituirmi il solitario di fidanzamento (che gentilmente mi aveva intimato di restituirgli dopo la fine della nostra relazione).

Il caso vuole che io stia cercando di racimolare soldi per le feste.
Nei modi più disparati.
E disperati.

Passo le notti a giocare a poker, ottenendo ottimi risultati.
(Tanto che ho il forte sospetto diventerà il mio lavoro)
Mi travesto da Babbo Natale Magro.
(Per far promozione ad una nota ditta di pillole dimagranti)
Passo in rassegna l'oro che non utilizzo più.
(Voglio rivenderlo e comprare un paio di calzettoni, chè ho freddo)

In questo momento di forte crisi economica, quindi, l'annuncio del mio ex  è suonato come un miracolo del cielo.

L: "Vuoi restituirmi l'anello???"
ExdL: "Certo. E' comunque un ricordo, no?"
L: ".."

ExdL: "Tanto lo so che vai ad impegnarlo".



Scritto da: lamicragna alle ore 13:50 | link | commenti (21) | categoria: una lamicragna un perchè, nemmenoparole per lamicragna, nessunritegno per lamicragna
mercoledì, 03 dicembre 2008
LACRIME A' MMARE

Diciamoci la verità:
a me abitare (e amare) al mare ha sempre portato sfiga.


Piangi forte, ed è misto al sudore,
quando tenti di far scivolare via, come fossero sabbia, le tue insicurezze.
Correndo fino a perdere lucidità, finché le ginocchia non ti chiedono pietà.
Correre al mare è una fatica enorme,
quasi come portare avanti un amore paludoso.

Piangi di gioia, in silenzio e commosso,
quando, oltre a te ed al tuo amore, c'è solo del vino e due flute.
E non ti curi del fatto che la tua auto, tornando a casa, sarà più insabbiata di una duna del deserto.
Amare al mare è una fatica enorme,
ma lì per lì non ci pensi, perché dovresti?

Piangi la disperazione, mascherandola dietro un sorriso ed un paio di birre,
quando stai salutando con un "arrivederci", che sai bene potrebbe diventare un addio.
E soprattutto piangi perché sai che non dipenderà da te, o da lui, l'addio.
Sarà, se sarà (e preghi chissà cosa perché non sia), colpa di un gioco di pistole.
Non ad acqua.


Il mare mi ha vista piangere molte volte.
Ma davvero tante.
A me i pianti dall'isola dei famosi fanno un ricco baffo di latte.

Sarà per questo che, da un paio d'anni, cerco l'uomo del nord.

Bramo il freddo,
desidero la sensazione della lana sulla pelle,
adoro le coccole sotto il piumone d'oca.

E poi, la neve.

Avreste dovuto vedermi, alla finestra, l'altro giorno.
Contenta e saltellante come una bimba di sei anni.
(fisicamente, non cerebralmente. Sottolineare che questo secondo aspetto rappresenti una condicio sine qua non dell'essere di Lamicragna mi sembra un'inutile barocca ridondanza)
E il mio uomo lì accanto a me, che, una volta accortosi dell' abbondante nevicata milanese, bestemmiava tutti i santi del calendario.
Un nordico non contento della neve.


E c'è stato l'isolano che cercava i monti,
proprio quando il sapore del sale cominciava a non rappresentare più solo una canzone, per me.
E il campagnolo che voleva la metropoli,
proprio mentre mi stavo impegnando a non spiaccicare più, con una copia del corriere, ogni farfallina mi capitasse a tiro.
E il cittadino depresso dalla frenetica vita dell' Urbe,
proprio quando avevo appena finito di dire che non avrei mai lasciato la mia Città.

Che stiano cercando di depistare il mio amore?


strada

Scritto da: lamicragna alle ore 22:10 | link | commenti (23) | categoria: lamicragna riflette, una lamicragna un perchè