Quel prato abbandonato dove han trovato amianto tra i miei ex
e han bonificato prima i miei ex
venerdì, 31 luglio 2009
ODE ON AN ITALIAN BOTTOM (di Keats, nudità e altre cose utili)
La mutanda, dai tempi antichi, ha sì creato
nei mascolini ormoni un gran mercato.
La sua visione, o solo la di lei  mentale immago,
non può che render qualsiasi uomo pago.

Sebbene accomunate dall'idioma,
di certo distinguer puoi culotte da perizoma.
E, approfittando di tale multiformità,
ognun sceglie la sua preferita qualità.

Ci sono certo errori da evitare,
ché il cattivo gusto è sempre un malaffare.
Di certo di una donna ha da esser cura
non compagnar reggiseno bianco e culotte scura.

Non indossar culotte di minor taglia
ché è come cercar l'ago nella paglia.
Non rigonfiar di ovatta un reggipetto,
ché poi saran solo grandi risate a letto.

Orbene tu m'intendi, caro lettore,
questo post potrebbe andar avanti ore.
E' importante pensar prima d' aprir bocca,
quanto il cercare di apparire gnocca.

Di certo un uomo di ciò non si accontenta,
ma c'è da ammetter che il sesso, in tal guisa, giammai stenta.

E' certo che l'esterior aspetto non da solo basta,
ma il mio uomo, quando rincasa, non mi chiede mai di scolar la pasta.




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(nelle foto: Lamicragna porge, sentitamente, i suoi più cordiali saluti)








 
Scritto da: lamicragna alle ore 16:55 | link | commenti (29) | categoria: lamicragna riflette, lamicragna sua culpa
giovedì, 13 novembre 2008
STINGO DI SANTO
Nei tristi ed infausti giorni in cui il personal computer di Lamicragna ha deciso di sospendere volontariamente l'idratazione dei suoi circuiti e di tentare il suicidio, dopo anni di attività onesta e riconosciuta come decisamente apprezzabile, Lamicragna ha portato, per protesta, bottigliette di spray pulente per schermi LCD sul sagrato della sua scrivania, sperando che il pc decidesse di tornare a funzionare.
E mentre una troupe di esperti informatici tentava disperatamente l'accanimento terapeutico, Lamicragna pregava che tutto tornasse come prima.
Nonostante l'attività di preghiera la impegnasse per buona parte della giornata, restava comunque del tempo libero, durante il quale Lamicragna ha pensato bene di intraprendere un'attività a lei decisamente ostile:
la pulizia degli scaffali.
Intraprendere questo lavoro tra le mensole di casa Lamicragna può essere paragonato al lungo e difficoltoso peregrinare del noto viaggiatore di Itaca che, partito giovane dalla sua terra con speranze di fama e gloria, vi fa ritorno dopo dieci anni vecchio, spossato e stanco.
E (la storia prima o poi ce ne renderà certi) cornuto.
Per farsi strada nella mole straordinaria di carte, Lamicragna si è vista costretta ad un' opera di revisione del materiale, il quale, dopo una poco attenta analisi, raggiungeva la maggior parte delle volte la pattumiera.

Ma c'è una cosa che Lamicragna proprio non si aspettava di trovare, principalmente perchè credeva di non essere stata così sciocca in passato (dubbio immediatamente fugato dalla specchiera del suo armadio, che rifletteva la sua immagine in quei giorni di un biondo ancor più lucente).
Ebbene si.
Lamicragna, come una qualsiasi Moccia-dipendente di oggi, trascriveva su un diario gli sms che il suo fidanzato di allora le mandava.
Il diario campeggiava fiero e superbo in un polveroso angolo della scaffalatura.
Un chiaro invito ad essere letto, di nuovo, dopo secoli.

Bene.
In oltre trecento sms, la locuzione più spesso ricorrente è "donna della mia vita", seguita a breve distanza da "voglio sposarti domani".
Il dovere di cronaca mi impone di registrare anche la timida, ma importante, comparsa del nomignolo "ciccipuccina mia".


Fermarsi a pensare a tutti gli spunti di riflessione che tale ritrovamento documentario può dare, credo sia superfluo.
Ma anche fermarsi a pensare e basta.
Tuttavia, in uno sforzo contronatura, ho riflettuto.

Se penso che quello dei messaggi era l'uomo che stavo per sposare, che poi ho ripetutamente tradito, col quale ho avuto discussioni feroci e con cui sono venuta anche alle mani, stento a crederci.
Sedie rotte, piatti in briciole, notti a dormire sul divano.
Urla e silenzi, di pari forza.

Credo di poter visualizzare l'Amore, in questo momento.
E lo immagino della stessa forma e consistenza di un maglione  di lana rosso.
Ogni giorno della relazione è come mettere quel capo in lavatrice.
A volte selezioni il lavaggio delicato, e va tutto bene.
Il maglione non stinge, la lana resta morbida e soffice, guardi negli occhi la persona che hai accanto e sai che stai facendo la cosa giusta.
A volte, invece, distrattamente, fissi la manopola a novanta gradi.
Del gran sesso, per carità, ma ti ritrovi così stanco da non riuscire più a distinguere l'amore dall'ammorbidente.
A volte schiacci il tasto della centrifuga.
Senza curarti di sapere se il maglione, quel giorno, abbia lo stomaco a posto per affrontare il tuo sbattimento.

Così, dopo la maggior parte dei lavaggi, la maglia esce ristretta, sbiadita, infeltrita.

I miei rapporti hanno fanno spesso la stessa fine.

E' anche vero, però, che una grande importanza per la buona tenuta dei capi risiede nella qualità del materiale da cui sono ricavati.
La lana Merinos che acquisti in Irlanda è di certo superiore a quella che trovi tra le bancarelle del mercato.

Io, personalmente, continuo a sperare che il mio errore in amore sia stato, finora, proprio questo.

Aver fatto solo acquisti dai cinesi.


Scritto da: lamicragna alle ore 01:43 | link | commenti (21) | categoria: lamicragna riflette, una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa
martedì, 14 ottobre 2008
WHO WANTS TO LIVE (TOGETHER) FOREVER?

L'effetto collettivamente catastrofico che un sovradosaggio di funghi porcini può provocare ad una tavolata di ben venti persone, tutte cadute vittima dell'ingordigia e di un chiaro fraintendimento di origine linguistica col cuoco (avevamo chiesto "tutti" porcini, non "tutto" porcini), sono inimmaginabili ed inenarrabili.

Tuttavia Lamicragna, sopravvissuta alla devastante esperienza, ricorda distintamente che, anche in precarie condizioni di vita (cioè quando un'intossicazione da sovradosaggio di funghi sta per trasformarti in una patata sul tavolo di uno chef specializzato in purè), l'unico argomento di cui si riesce a parlare è la diversità tra il mondo maschile e quello femminile.

Tra uomini decisamente benestanti che si lamentavano di trovare sempre e solo donne del genere "sanguisugax contocorrentorum" e donne che sprizzavano solitudine e rassegnazione (oltre che sudore, dovuto sempre all'abbuffata) da tutti i pori, Lamicragna si sentiva completamente a proprio agio. (Più per il sudore preponte, che per le problematiche espresse)

A colpire dannatamente l'attenzione mononeuronale di Lamicragna è stato però il paragone, fatto da uno dei commensali più anziani, tra la convivenza con una donna e il contagio di un'epidemia di colera.

Egli sosteneva che una donna in casa dapprima si appropri di piccoli spazi (come la presa del caricabatterie del cellulare, che viene staccata per attaccarci il phon), poi, allo stesso modo del vibrione, crei altre zone di presidio (come il divano dove l'uomo, stanco e spossato da un'intera giornata di lavoro, è solito andarsi a spiaggiare). L'unica soluzione per l'uomo è attaccare il vibrione-donna ad un altro uomo (possibilmente non un amico) e così liberarsene.

Descrivere l'ingresso in casa di una donna come una malattia è sembrato quantomeno azzardato a Lamicragna.

Prima che si ricordasse del suo.

Quando il mio ex mi chiese (testuali parole) di "entrare in casa sua con una grossa valigia e non uscirne mai più", credo che egli ignorasse la serie di cambiamenti che avrei portato con me.

La prima spesa sostenuta fu il letto matrimoniale. Poi un armadio, un step, un tapis roulant, un televisore nuovo, la playstation, il microfono per giocare al karaoke con la playstation, un Fiorello per giocare al karaoke live qualora si fosse rotta la playstation e un Baldini per giocare alla playstation live qualora si fosse rotto Fiorello.

Non solo.

Lamicragna portò, oltre ad una marea di oggetti che sommersero la piccola casetta nemmeno fosse arrivato uno tsunami, una serie di abitudine al di lei (mai troppo presto) ex fidanzato assolutamente sconosciute. Come le rigorose shopping sessions del sabato pomeriggio, le sedute settimanali dall'estetista (a cui lui era costretto ad assistere in qualità di damo di compagnia), il novello e quantomai pregevole ruolo di autista personale di fidanzata autosfornita.

Insomma, diciamocelo.

Stare con Lamicragna nobilita l'uomo (di Lamicragna). Lo fa sentire indispensabile in molti frangenti e lo rinventa in diversi aspetti, che egli, da solo, non immaginerebbe neanche.

Tutto questo lo inorgogisce.

All'inizio, almeno. Poi lo infastidisce, lo indispone, lo snerva.

E, ultimo ma non per importanza, lo spoglia di denaro e forze vitali.

Riuscire a dar vita e seguito a questa discussione nel ristretto ambito del micragnoso cervello, dopo un numero non quantificabile di chili di porcini assunti e tre bicchieri di Matusalem per mandarli giù, è stata per Lamicragna una prova di enorme senso (auto)critico. Ella è infatti riuscita finalmente a comprendere il carattere assolutamente ed esclusivamente benefico (per le persone che la contraggono, come il colera) che una convivenza deve avere.

Ha inoltre compreso a pieno il perchè il suo attuale uomo si guardi bene dal farla transitare in casa sua per più di un weekend al mese.

(oh, quando uno ha ragione, ha ragione.)

 

 

Scritto da: lamicragna alle ore 01:51 | link | commenti (21) | categoria: lamicragna riflette, una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa
venerdì, 19 settembre 2008
UNDER PRESSURE

Lamicragna, a dispetto di tutti coloro che lo speravano (soprattutto i suoi genitori ed i suoi ex), non è morta.

Lamicragna è viva e vegeta (e vegetano con lei i suoi neuroni) nella città in cui risiede il suo fidanzato, tradizionalmente ostile a lei ed a tutti i suoi concittadini. (La città, non il fidanzato.)

Sostengo però di essere sulla strada giusta per far felici tutti coloro che serbano nei miei confronti astio e acredine (l'utilizzo di un vocabolario aulico_compreso il termine 'aulico'_non è farina del sacco di Lamicragna, come immaginerete), poichè la primaria fonte di nutrimento è da giorni un ristorantino messicano in cui il mio fegato (dopo essergli stato prognosticato un massimo di due mesi di vita) ha deciso di cenare ogni sera per accorciare questo tempo di sofferenza e goderne al massimo (della cucina messicana, non della sofferenza)*.

In ancor più precarie del solito condizioni cognitive, dovute al sovradosaggio di vino rosso, guacamole e chili, una non curante Lamicragna affronta col suo fidanzato argomenti scomodi ed astrusi.

Come quello del giustificabile o meno controllo da parte del partner di dispositivi personali di comunicazione  quali cellulare, email, computer portatile. 

Un ex di Lamicragna, come è facile prevedere, era un vero e proprio detective.

Il mio computer veniva posto settimanalmente sotto sequestro, nemmeno io fossi accusata di omicidio ed avessi proclamato la mia innocenza dichiarando di essere a casa a scrivere la tesi di laurea al momento del delitto. Veniva consultata la cronologia internet, i files contenenti foto, le conversazioni salvate dai programmi di chat.

Anche quelle con Doretta.

Il controllo del cellulare avveniva tutti i giorni alla stessa ora, tanto per conferire al tirannico gesto un sapore "democratico" e consentire una via di fuga, che era solo fumo negli occhi. Ma ovviamente non mancava il controllo randomico, che poteva avvenire in qualsiasi momento della giornata, un qualsiasi giorno della settimana.

E Lamicragna, in uno stato di polizia, non poteva far altro che pulizia. Del cellulare.

Ogni volta che riceveva un sms, immediatamente procedeva alla sua cancellazione.Lo stesso trattamento veniva riservato ai messaggi inviati ed alla lista chiamate. Dopo poco tempo questo condizionamento fece si che ella procedesse in tal senso anche con gli sms e le chiamate di:

  • amiche donne;
  • parenti;
  • offerte promozionali del suo gestore telefonico.

Anche per la posta elettronica  il controllo era serratissimo.

Impossessatosi non so con quale ritrovato tecnologico di ultima generazione (o forse solo grazie allo scontato modo di pensare password di Lamicragna) della parola chiave per accedere alle sue mail, l'ex di Lamicragna leggeva meticolosamente ogni riga che veniva inviata e ricevuta. Non solo. Rispondeva in prima persona ed in malo modo a tutti coloro (uomini) che avevano l'ardire di scrivermi due righe, talvolta addirittura spacciandosi per me in varie guise: dal  transessuale brasiliano con chiare intenzioni orgiastiche, a Rosi Bindi.

Dapprima stupita dell'alone di morte sociale che avvolgeva i miei contatti virtuali e non, in un secondo momento (anche terzo, colpa dal piano ferie neuronale), tutto mi fu chiaro.

Una volta scoperto il fattaccio però, incredibile a dirsi, non me la sentii di lasciarlo.

Ed il motivo per cui non lo feci era che il mio ex aveva ragione di sospettare.

Oggi come oggi non so se, e fino a che punto, sia giustificabile una tale mancanza di rispetto per la privacy. So solo che il mio fidanzato, complice una tequila e litri di sangria, mi ha convinta che nulla giustifichi tali atti irrispettosi. E mi ha gentilmente fatto capire che, semmai proverò a controllare il suo cellulare, la sua mail o ad utilizzare il suo pc portatile, mi lascerà in tronco. Senza appello.

Lo trovo giusto.

Infatti non mi azzarderò mai a fare niente di tutto questo.

E lo prometto qui, pubblicamente.

Il fatto che io abbia scritto questo post dal tuo computer, Amore, è un'illusione ottica.

* Fonti attendibili sostengono che il fidanzato di Lamicragna non si adoperi affatto per evitare la morte certa di Lamicragna stessa, dato che è lui a portarcela.

Scritto da: lamicragna alle ore 15:52 | link | commenti (23) | categoria: lamicragna riflette, una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa
giovedì, 28 agosto 2008
HAPPY NORMAL
Lamicragna ha fatto cose di cui non va affatto fiera. Ma non è nemmeno il tipo da ricamarci sopra a punto croce chissà quali sensi di colpa. A chi mi chiedeva come facessi a guardare negli occhi il mio uomo dopo averlo tradito, rispondevo che essere miope ha i suoi grossi vantaggi. Ma che comunque, anche con dieci decimi, sarebbe stato lo stesso. Di tutte quelle cazzatine che scrivevamo sui diari, a scuola, quella che mi entrò sottopelle, come una spina di ficus, fu la frase di Jim Morrison "non pentirti mai di ciò che hai fatto se quando l'hai fatto eri felice".
Se applichiamo tale massima al tradimento, come fece immediatamente Lamicragna, è una bella scusa del cazzo.
Chi non è felice quando fa sesso? (A parte la sfortunata che adesso sta a letto col mio ex, TL.)
Questa ingenuità che mi portava ad ammettere candidamente (con la gente, non con i miei ex) che si, stavo tradendo, e che no, non mi dispiaceva affatto, mi faceva apparire agli occhi della gente come una stronza galattica.
Ed oggi, ricordando quello che ho fatto, mi sa che aveva ragione la gente.

Il giorno del compleanno del mio ex C., lui era lontano da casa per lavoro. E non ad un convegno di fantachirurgia a Las Ve(r)gas, ma nel buco di culo del mondo.
Lamicragna, invece, presiedeva ad un sex session a pochi chilometri da casa sua.
C. chiamò ed io dovetti rispondere.

C.(con tono interrogativo): "Lamicragna, come va? Hai il fiatone.."
L.(con la scusa sempre pronta, anche se vecchia): "No, amore. Sto facendo step.."
C.(rassicurato ed ironico): "Sicura? Mica mi starai tradendo il giorno del mio compleanno..? Ahah.."
L.(sprezzante del pericolo): "Ahah! Ma che dici..?"

Il giorno del compleanno del mio ex TL, io ero a spassarmela in un'isola greca con un isolano di Cagliari. Lui era a casa a finire un progetto di lavoro.
SMS di Lamicragna: "Qui, causa fuso orario, è già il tuo compleanno. Auguri! Che fai di bello?"
SMS di TL: "Eh, lavoro. Mi raccomando, almeno tu, divertiti!"

Il giorno del compleanno del mio ex M., mentre tutti alla festa si divertivano e bevevano come spugne, bevevo anch'io. E ho bevuto così tanto da finire in uno sgabuzzino col migliore amico di M. Per fortuna aveva bevuto da star male anche il mio ex, che rimase disteso al suolo per un paio d'ore, nemmeno lo avesse messo KO Mike Tyson.

No, per dire.
Oggi è il tuo compleanno, Amore. Ed io sono qui a scrivere questo post.
Se i miei precedenti non ti fanno fidare di me, credi almeno a splinder.

In internet veritas.
Scritto da: lamicragna alle ore 01:44 | link | commenti (19) | categoria: lamicragna riflette, una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa
mercoledì, 02 luglio 2008
AMORE E FANTASIA (IL PANE NON E' PERVENUTO)
Lamicragna, è cosa nota, non è un grande chef.
Nemmeno un piccolo chef, ché a confronto anche un sorcio minuscolo e sporco come ratatouille la supera di gran lunga.
Fortunatamente non tutti gli uomini esigono una donna che in cucina sappia fare faville, mentre ne esigono una tale a letto, per poi ovviamente non essere in grado. Ma comunque, tendenzialmente, la esigono.
Un po' come Roberto Mancini che esige bravura dai suoi giocatori, ma poi è un cesso di tecnico.
Dicevo, quindi, che Lamicragna  fortunatamente ha sempre avuto uomini che non richiedevano a lei pasti luculliani.
Dal cant(ucci)o suo però Lamicragna si impegnava affinchè qualcosa di commestibile uscisse dalla sua cucina ed entrasse (senza troppa pena e fatica) nella bocca dei suoi fidanzati.
Per poi restarci, almeno fino a masticazione avvenuta.
Tutti coloro che hanno poca dimestichezza con fornelli e fruste(da cucina, s'intende) sanno che è molto semplice preparare tutto ciò che contiene verdura. Soprattutto cruda.
Non ci vuole niente, si tagliano due pomodori, due fette di pane e un po' di mozzarella ed ecco lì che una buona caprese è pronta (a meno che non mettiate in pratica la stessa teoria della conservazione alimentare di Lamicragna, per la quale l'antico metodo dell'essiccazione è l'unico conosciuto e meritevole di essere applicato. Infatti lascia tutto al sole estivo, senza riporlo in frigorifero, anche con quaranta gradi all'ombra).
Ma non c'è limite alla sfiga. Un ex di Lamicragna non poteva sopportare proprio le verdure.
Nessun tipo, niente di niente. Non solo. Se disgraziatamente, nel frigorifero, un peperone veniva riposto accanto a della carne e per un caso fortuito e funesto veniva a contatto con essa, la carne era contaminata.
Si, usava proprio questo termine.
L'unica cosa che sopportava (evidentemente appagato dal fatto che venisse martorizzato per essere degustato sottoforma di sugo), era il pomodoro.
La salsa che Lamicragna preparava per la pasta era di una tristezza infinita, però, poichè ella non poteva aggiungere nessun'altra verdura ad isaporire il sugo, che ricordava inesorabilmente, per sapore e colore, la Passata Posillipo.
E finché le esternazioni di lui (cioè il grido "è contaminatooooo!") si producevano tra le quattro mura domestiche erano (seppur a mala pena) sopportate, potete immaginare le orrende figure barbine che facevamo per ristoranti o quando eravamo invitati a cena a casa d'altri.
Lamicragna ha passato così ben quattro anni della sua vita a tenere ben separati gli alimenti nel frigorifero e a cercare di non essere preda della pellagra.
Due nobili attività, tra le azioni più concrete ed utili della sua vita.

Peccato che ancora adesso io non sappia come cazzo si fa un sugo decente.
Scritto da: lamicragna alle ore 17:48 | link | commenti (13) | categoria: lamicragna riflette, soloparole per lamicragna, una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa
mercoledì, 18 giugno 2008
CALCIO AL PASSATO
Lamicragna, per essere chiari, non è la tifosetta della domenica.
(sono consapevole che questa metafora non sia azzeccata per il calcio, ma confido nella clemenza del lettore)
No.
Lamicragna è una tifosa DOC.
Tipo che è stata abbonata in curva per anni e che si è messa a frignare come una ragazzina quando Del Vecchio, ormai nelle file dell'Ascoli, segnò proprio contro di noi in campionato e poi venne a salutarci sotto la curva. Piangeva anche lui, comunque.
Lamicragna è romantica e nostalgica anche quando si tratta di pallone (forse solo quando si tratta di quello, anzi), che ci possiamo fare?
Come è facile immaginare, per la legge del contrappasso (ribattezzata anche "legge della contromicragna"), molti suoi ex provavano per il calcio un interesse più o meno uguale a quello che prova un bradipo per la gara dei 100 metri piani.
Zero assoluto.
Sfiga volle che l'anno dello scudetto (2000/01) il mio fidanzato di allora stesse preparando l'esame di maturità. Ed io gli avevo promesso di aiutarlo.
Quel pomeriggio sarei dovuta andare a battere al pc la sua tesina, e magari fargli ripassare inglese, ché non era proprio un baronetto. Si evinceva dalla pronuncia.
Ma la vita ti mette davanti a molte scelte, a volte infami. Come decidere se andare a casa di amici per l'ultima giornata decisiva per il campionato o passare un afoso pomeriggio estivo a impiastricciare di sudore i tasti del computer e i libri di letteratura inglese. Che nemmeno sono tuoi.
Scegliere tra la Roma e l'Amore, insomma.
Credo di aver battuto ogni record quella volta lì.
Non ci pensai nemmeno un nanosecondo.
Il tempo di alzare il telefono e dire "amore, sai...ci sarebbe la partita decisiva..cioè, come dire..io vado, scusa" e Lamicragna stava già premendo il campanello di casa dei  suoi amici, con tanto di giullaresco cappello giallorosso e guancie grondanti colori sgargianti (perdonate l' insano gusto per l'allitterazione).
Lamicragna non è poi così malvagia, però. Promise di andare ad aiutarlo dopo la partita.
Ma accadde ciò che è a tutti noto: la nostra vittoria.
Non andare a festeggiare sarebbe stato imperdonabile (va bene che poi siamo andati avanti coi festeggiamenti tutta l'estate, ché sembrava una continua sagra della porchetta. Ma siam dei poveracci che si accontentano di poco, si sa.)
Quindi tutto il gruppo salì in macchina e si diresse verso lo stadio Olimpico.
Provai a chiamare il mio ex, ma venni distratta a cantare l'inno della ma"gg"ica da un ragazzo appollaiato a mo' di gufo sul finestrino di una macchina accostata vicino la mia. Realizzai così che eravamo immobilizzati nel traffico. Ma felici.
Finalmente arrivammo allo stadio. C'era gente che, uscendo, si portava via le panchine, i pali, le reti.
Chi stava avendo un soddisfacente rapporto sessuale col pratino perfettamente rasato dell'Olimpico.
Lamicragna, dal canto suo, era fra quelle migliaia di persone improvvisatesi giardinieri.
Tutti a scavare per accaparrarsi un pezzetto di prato. La mia amica ed io, non contente, rubammo anche il cartellone pubblicitario del Corriere dello Sport.
Mai dome, direi.
Alla fine, ma proprio alla fine, cioè sei o sette ore dopo, rincasai.
Trovai a casa mia il mio ex, che non aveva gradito molto il cambiamento di programma (e soprattutto il fatto di non essere stato avvisato), dato che contava su di me per riuscire a sostenere un esame decente.
(Si, il fatto di fare affidamento su una bionda denotava già allora gravi limiti cerebrali.)
Era lì, seduto in poltrona con lo sguardo tra l'interrogativo e l'iracondo. Perché si chiedeva come la sua fidanzata avesse potuto preferire una partita di calcio lasciando il suo uomo in difficoltà, e farlo consapevolmente. Stava assieme a mia madre, che aveva lo stesso identico sguardo, perché si domandava come avesse fatto a concepire una figlia tanto sciocca da riportare a casa dieci metri di cartellone pubblicitario.
E soprattutto perché non sapeva dove cazzo metterlo.
Tentai di spiegare allora il perchè della mia passione per il calcio. Delle sensazioni, della gioia di essere in quello stadio. Ma fu tutto inutile.
Perché chi non ama il calcio non può capire.
E credo di non aver capito bene nemmeno io, non ricordo molto di ciò che avvenne dopo.
Ricordo solo di aver utilizzato quel cartellone come letto per tutto il mese successivo. Fuori, sul balcone.
A concupire il ma"gg"ico pratino dell'Olimpico, ché di fidanzati neanche l'ombra.

Scritto da: lamicragna alle ore 01:51 | link | commenti (17) | categoria: una lamicragna un perchè, nemmenoparole per lamicragna, lamicragna sua culpa
venerdì, 06 giugno 2008
L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL MESCERE
Avere un fidanzato alcolista è un bel problema.
Soprattutto se, come Lamicragna, una non se ne accorge.
C'è da dire, a sua discolpa, che gli indizi in tal senso erano davvero minimi.
Un'intera bottiglia di caffè borghetti (liquore al caffè, trentuno gradi) che finisce (per gola di lui solo) nell'arco di tre ore, una boccia di rum al cioccolato fondente (riportata con tanto amore da una Perugia tutta zucchero e cacao per Eurochocolate) ingurgitata fino all'ultima goccia durante un dopocena con gli amici (con gli amici rimasti però a secco), aperitivi in cui come minimo si bevevano quattro bottiglie di vino in quattro persone (molto spesso con due astemi al tavolo...), nonché il litrozzo di birra che campeggiava fiero di se stesso nel frigorifero, al posto dello spodestato e misero latte.
Ma come poteva Lamicragna sapere?
Il lieve sospetto le venne dopo un paio di mesi di frequentazione. Quando tutte le sere (mi correggo mattine) ella era costretta a riportarlo a casa a braccia, lavargli la faccia con acqua gelida e metterlo a letto.
O quando doveva sorbirsi le scenate di gelosia e gli insulti (a volte) ingiustificati, dovuti (a volte) all'alcol.
Per fortuna ci sono gli amici.
"Ma come mai si riduce sempre così? Sarà colpa tua che non lo fai stare bene!"
E a queste parole il corpo di Lamicragna veniva percorso da istinti omicidi verso Dario Baldan Bembo.
(nel caso fosse morto e non mi avessero avvisata, lo resusciterò per poi ucciderlo di nuovo)
Ma la vera tragedia non è tanto avere un fidanzato alcoldipendente, quanto averne uno alcoldipendente con tendenze da sommelier.
Perché il mio ex era anche un intenditore.
Quindi, prima di inciuccarsi come una spugna di mare e non riconoscere più le fattezze della sua fidanzata (e di conseguenza provare a limonare anche con il bancone del bar), bisognava sorbirsi la fase didattica su vini e liquori.
Se Lamicragna azzardava a rabboccare un bicchiere di vino non completamente vuoto si consumava la tragedia. Perché, per chi non lo sapesse, ogni bicchiere di vino ha un'anima e una dignità propria.
Mischiarlo con se stesso è un affronto imperdonabile.
Lamicragna veniva anche sottoposta ad esami settimanali sul corretto abbinamento del vino col cibo.
Veniva costretta ad ordinare ed immancabilmente punita. Perché Lamicragna può spiegarvi dettagliatamente il metodo Stanislavskij, ma del retrogusto di fantabosco fruttato proprio non se ne accorge. Ma il rimprovero più frequente che mi veniva rivolto da lui era di non abbassare mai la gradazione alcolica, altrimenti mi sarei ubriacata.
Chi conosce Lamicragna sa che l'alcol le piace molto.
Chi conosce Lamicragna sa che ha passato un brutto periodo, in cui si trovava la mattina sul divano sommersa dalle bottiglie vuote. Ma soprattutto chi conosce Lamicragna sa che, se c'è una cosa che odia (oltre l'uscire con ragazzi più bassi di lei), è chi dice che lei si ubriaca.
Io non mi ubriaco più. Ne sono uscita.
Avrebbe dovuto saperlo, il mio ex.
Sin dalla nostra prima uscita era stato chiaro il mio rapporto attuale con l'alcol.

"Che bello! Sei più alto di me!
Ero terrorizzata, prima di vederci, perché alla festa in cui ci siamo conosciuti avevo bevuto così tanto che
non ricordavo quanto fossi alto."
Scritto da: lamicragna alle ore 17:12 | link | commenti (8) | categoria: lamicragna riflette, una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa
lunedì, 26 maggio 2008
HE LOVES YOU (BLEAH, BLEAH, BLEAH)
Ognuno ha le sue croci, è cosa nota.
E tendenzialmente, se non si crede al karma, non si sa bene cosa si sia fatto per meritarsele.
Ecco. Io al karma ci credo, e cosa abbia fatto per meritarmi la mia è meglio non chiederglielo, al karma.
Perché potrebbe arrivarmi a casa un' enciclopedia illustrata. E dovrei pure pagarla.
La mia croce si chiama Depresso Cronico (DC), che periodicamente torna a farsi vivo nella mia già infausta vita. Tanto per tirarmi un po' giù di morale.
Oggi è stato uno di quei giorni.
L'esemplare del DC ha una tattica precisa, inizia a conversare ostentando una parvenza di normalità. I generali convenevoli, come stai, come va, cosa mi racconti di bello. E' sulla parola "bello" che puoi iniziare a capire a che livello di autocommiserazione arriverà quel giorno. Dipende dal tono della voce, dopo un po' ci si fa l'orecchio e si può individuare entro pochi secondi.
Ma tentare di limitare i danni è quasi sempre impossibile.
Tornando in particolare al DC di Lamicragna (che nel suo immenso culo ha vinto un caso limite), oggi all'ordine del giorno c'era "cronache di un martirio perpetuato", ovvero "le cose che non ti ho detto quando ci frequentavamo e che adesso spero ti facciano soffrire e redimere (già che ci sei)". Poche ore fa ho scoperto che, quando si è trasferito nella mia città, all'inizio aveva trovato un miniappartamento per stare da solo (mi correggo, con me), ma che poi, durante il nostro primo incontro dopo il suo trasferimento, non mi aveva trovato innamorata come prima. Effettivamente avevo un fidanzato da quattro mesi, ma questo è un particolare trascurabile, dato che anche lui aveva una ragazza. No, non nella mia stessa città. Cioè. Prima aveva la tipa a 1000 km di distanza e me a 800. Dopo che si era avvicinato, aveva me a 3 chilometri e la tipa a soli 400. Comunque gli era convenuto, in sintesi. Dunque aveva optato per affittare solo una camera in un appartamento, perché aveva avuto il lieve sentore che io con lui a convivere non ci sarei andata. Proseguendo, nell' o.d.g. ho poi trovato "la paura attanagliante", ovvero "ho avuto paura di buttarmi con te e adesso ti ho persa per sempre". Un altro paio d'ore di menate sul fatto che lui ha sbagliato, che doveva seguire l'istinto, e bla bla bla. Il tutto è stato condito con un tentativo maldestro di volerne sapere di più sulla mia vita privata, per rendersi conto se le sue frasi amorose stessero o meno facendo breccia nel mio cuore.
"Ma il tuo nuovo uomo sa di me, Lamicragna?" (pensiero reale del DC: se non parla di me è perché ancora l'ho in pugno)
"Ma certo, legge...ehm...SA di tutti i miei ex" (pensiero reale di LM: se non parlo di te, al limite, è perché mi vergogno)
Per tentare di interrompere il flusso di negatività che mi stavano infangando e trascinando giù peggio delle sabbie mobili, ho tentato di portare l'attenzione su un argomento che non fosse la nostra (maledettoilgiornochet'hoincontrato) storia.
"Come va il lavoro?"
Errore madornale e grossolano, Lamicragna. Te lo meriti tutto, il DC.
"Beh (ovviamente) male, ho litigato col capo e...ma non voglio annoiarti...però insomma senti, mi ha detto..."
E fu sera e fu mattina: il sesto giorno.
Dopo un altro paio d'ore, con la scusa di dover tornare nella stanza bianca a girare attorno alla colonna imbottita di gommapiuma, Lamicragna è riuscita a scrollarselo di dosso.
Non abbastanza in fretta, però, da evitare la profezia della sciagura:
"E ricordati che ti ho amata e che ti amerò per sempre".

Si, si. Mo' me lo segn' proprio.




noncirestache
Scritto da: lamicragna alle ore 00:10 | link | commenti (8) | categoria: una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa
martedì, 20 maggio 2008
SOLSTIZ(Z)I(TA) D'ESTATE

Quando si cresce non è più semplice come da bambini. Non basta una ics sulla crocetta "si", né tantomeno convenire su una data a priori che si vorrà ricordare.
Sto parlando della famigerata data di anniversario.
Da quando e quanto si sta insieme? Sarà stato quando ci siamo sentiti dire per la prima volta "ti amo" o alla prima uscita? O forse quando il partner ci ha mandato a quel paese perché avevamo sbagliato marca di sigarette (ma l'ha fatto con un vaffanculo amorevole)?
Lamicragna non si pone queste domande da anni, ritiene che certe cose non siano fondamentali in un rapporto.
Si, d'accordo. Forse per Lamicragna sono un po' troppe le cose non fondamentali.
Succede che a pochi giorni dal primo anniversario (anche poco prima che mi lasciasse a dire il vero) Lamicragna ha la meravigliosa idea di proporre una cena per festeggiare questo amore su cui nessuno avrebbe scommesso un euro (maledetti lungimiranti, odio essere miope), da unire all'imminente compleanno di lei. Conoscendo il soggetto, Lamicragna sapeva di non poter affrontare un discorso del genere senza prenderla molto alla larga e soprattutto era consapevole che usare la parola "anniversario" avrebbe provocato in lui uno shock anafilattico. Si risolse quindi aggirando la questione.
"Potremmo andare a cena fuori per il mio compleanno, che dici? Beh, si...potremmo anche cogliere l'occasione per festeggiare il fatto che usciamo assieme da un anno...no?"
Ecco. Sono consapevole che  l'espressione "uscire con qualcuno da un anno" è un po' come dire "respiro, ma non per sopravvivere, è un vezzo". Ma non potevo rischiare di fargli prendere un colpo apoplettico. Ecco. Quello che mi piaceva di lui era la sua spontaneità. Il suo non avere sovrastrutture comportamentali, la sua chiarezza, la sua sincerità. Qualità che si esplicarono tutte insieme e appassionatamente in questa frase:
"Ma scusa, siamo insieme da un anno?!? Tu da quando conti?"
"Beh, non so...da marzo, poco dopo che ci siamo conosciuti, da quando abbiamo iniziato ad uscire...no? (azzardo l'ipotesi)
"Da marzo?!? Io calcolo da maggio!"
...
Beh, buono.
Lamicragna ha solo un paio di mesi di anticipo sul settaggio della relazione.
E se ne accorge prestissimo, dopo solo un anno (o dieci mesi a questo punto).
Quindi la domanda seguente sorse spontanea.
"Allora sei uscito anche con altre in quei due mesi?"
Lamicragna, da buona femmina quale è, spera tanto in una risposta rassicurante, che puntualmente non arriva.
"Vuoi la verità? Non mi ricordo."
Il bello è che lui è davvero il tipo che non si ricorda.
Mio Dio.
Menomale che io, invece, mi ricordo tutto. Davvero, la mia memoria è un portento.
E ricordo benissimo che, quando ho fatto sesso per l'ultima volta con QuelloFidanzatoDaDieciAnni,

era una magnifica notte di luglio
.

Scritto da: lamicragna alle ore 00:09 | link | commenti (12) | categoria: lamicragna riflette, una lamicragna un perchè, lamicragna sua culpa